di Aurora Dal Maso
In una Taranto a cui Dante dovrebbe dedicare “un altro paio di canti e qualche girone infernale supplementare”, si muove Dànilo Colombia, il “Maschio adulto solitario” sgorgato dalla penna di Cosimo Argentina. Ma la storia del protagonista inizia dieci anni prima, anzi è scritta nel destino. Non si può che essere risucchiati nel personale inferno di Dànilo che quando sembra aver toccato il fondo raggiungendo livelli di bassezza inauditi, scende ancora.
Queste pagine colano nero da tutte le parti ed è inarrestabile il percorso d’involuzione del protagonista che colleziona esperienze e incontri devastanti. Dapprima come soldato in caserma a Bari, vessato dal capitano Corva; poi all’ospedale militare tra soprusi di ogni tipo, incontra Carva; catapultato nel girone infernale di una fabbrica che produce tonno in scatola si scontra con Corve; infine l’avvocato Corvo, a Taranto. Se il male si declina in un anagramma, meglio seguire il cane lupo di un film guardato fino alla nausea: “Kuma era un maschio adulto solitario che viveva da solo ma non perdeva mai il contatto col branco. Seguiva il resto della muta a distanza di pochi chilometri oppure li spiava dall’alto di una rupe, ma non condivideva nulla con gli altri cani. Ecco qua: io ero Kuma, ero un maschio adulto solitario ossessionato dalla gente, tanto dalla sua presenza quanto dalla sua assenza”. E l’amore che muove il mondo? Le donne sono figure che sottomesse soccombono alle brutalità di Dànilo che non esita a infierire su inaridite sessantenni e raggiunge una appagamento sessuale solo immaginando Sara, morta suicida e unica ragazza che abbia amato: “Sono quasi diec’anni che sono innamorato di te e non c’è giorno che non mi svegli ringraziando gli dei per avermi fatto incontrare l’amore anche se sotto questa forma dolorosa.” Ad accompagnarlo in questa vita dannata, ci sono gl’Invisibili (le anime dei parenti defunti), una tigre rinchiusa in un cortile condominiale (“Ecco, pensai, la tigre aveva il cortiletto e io lo studio legale di Corvo. Entrambi eravamo fatti per altro ma entrambi eravamo in trappola e non c’era nulla da fare. Intorno a noi solo ostilità”.) e Anselmo, un uomo cieco, forse proprio per non vedere l’orrore che alberga nell’animo di Dànilo e nel mondo. Bisogna provare pena o raccapriccio per Dànilo? Difficile dirlo, ma che sia un debole, un insicuro e un indifeso, questo è certo. Pur trasformandosi in carnefice, rimane imprigionato nel suo ruolo di vittima. È votato all’autodistruzione, riesce a imporsi solo sui deboli, rimane un mediocre esecutore, si rifugia nella Taranto palco per tossici, inquinamento, mafia imperante e cani randagi che si aggirano tra l’immondizia. Dispiace che un romanzo di così grande impatto, forza espressiva e sapiente costruzione, tra i migliori di quest’anno, rimanga impigliato tra le maglie editoriali, ma si confida nel lettore capace di apprezzare ciò che altri orbi non hanno saputo e non sanno vedere. Consigliatissimo. “Ogni angolo della terra è un incubo più o meno profondo a seconda degli occhi che lo scrutano”. (Maschio adulto solitario, Cosimo Argentina, Manni, 2008)
|