24

Set

2009

L'inadempienza
consigli di lettura - consigli di lettura

Gianfranco Franchi, "L’inadempienza"

(Edizioni Il Foglio, Piombino, 2008, pp. 280, € 15,00)

 

L'inadempienza_cover

 

recensione di Patrizia Garofalo

 

Mancata esecuzione della nota successiva.

"Il dolore è una torre / di pietre / levigate dal ghiaccio. / Nelle segrete della torre /  si nascondono i poeti. /  Amiamo nutrirci di riflessi di luce” (p. 37)

L’indicazione, come una strada, invita dove trovare la “voce”. In alto, nelle segrete di una torre, pietre levigate riflettono luce ma non consentono di scendere e allontanarsi dal male, semmai di precipitare per inabissarsi fino a tornare tra i vivi, per una “incoronata” morte fino all’alba, quando inizierà di nuovo, il tormento di sé.
“Insofferente gigante di carta e fantasia”, Gianfranco Franchi scandaglia la sua fragilità e forza, nascita e morte in versi dove, la dolorosa coscienza dell’insufficienza della parola è gridata, sofferta, dicotomica, spezzata davanti alla vita che mai potrebbe essere “adempienza”, pena la sua morte. “Dalla poesia corrotto / rovesciai l’innocenza e mi parve rinnovato / il canto degli antichi, la prosa dei presenti” incisivo l’enjambement che vede insieme l’innocenza del poeta e il canto degli antichi, che colorano di nostalgie un passato nel quale Gianfranco trova momentanea identità al suo essere “barbaro”. Roma e Trieste si conciliano nello slancio che lo vede cercare nell’annullamento dei confini, una patria ideale che è la parola poetica di cui si ciba e che scorre da sempre nelle sue vene; prima di una nuova e dolorosa coscienza di sé e del vuoto, della desolazione, dell’abbandono, nelle notti prima dell’alba. Si offrirà cantore mendico di una Roma fatiscente, sentirà il sangue della materna Trieste, ormai musa delusa, pulsare nelle vene e scorrere di ricordi.

Il poeta deve naufragare, penetrare, perdersi prima di poter riaffermare la sua voce “la mia terra m’ha inghiottito e adesso la posso raccontare”, consapevole che è insito nella vita il vero insulto alla parola dell’anima e a questo si offre morendo “in vita” per rinascere dagli abissi e dall’Ade da cui risale angelo-demonio, inviso agli uomini e orrendo essere per un Dio che ha osato sfidare. L’hybris minaccia il poeta che invece la accetta, la accoglie, la sfida e ad oscure notti, alterna arriva anche la percezione della vita: “camminammo nella vasca dei cristalli / nella notte dal confine sottile; / allora le onde ci assediavano/ fredde/ inconsistenti, / e nessuno sembrava avere sguardo./ Ad un tratto pensammo / di sfiorare / la vita” (p. 56);

e poi “ammutinato disertai la rotta / nella galleria viola nascosto/ artefatto e gracile”(p. 57).

Nella parola “cristallo” e “gracile”, i poeti riguardano da torri di cristallo che facilmente si rompono, si infrangono in silenzi rumorosi, in muscoli contratti dal resistere nonostante la fragilità della coscienza e della consapevolezza dell’essere “fingitori”, intrisi d’arte, letteratura che, nel mentre li definisce poeti, chiede l’odioso patto di un’arte consapevole dell’inadempienza.

La dedizione alla parola, sempre sentita dall’autore “la radio spenta sembra/ trasmettere voci conosciute” e l’arte come sublimazione dolorosa dell’essere, mi rimanda al patto con il demone (in questo caso angelo precipitato nella ricerca) del Doctor Faustus; le Muse sono spesso invocate nel cammino del viandante, del nomade , del poeta, di Adrian Leverkuhn quasi supporto alla difficoltà di salire e accettare poi la caduta nella voragine, il sentimento, che potrebbe trovare la morte nella sua espansione e coscienza tende ad essere ridimensionato nella razionalità e quasi emarginato, il dolore individuale anche nel Nostro si presta ad ampiezze riflessive sulla storia di popoli, genti, dolori, incontri nella configurazione di un mondo suicida di sé dopo omicidi consumati di bellezze e antichi splendori; il patto sarà violato, la follia condurrà Adrian traditore all’incoscienza di un’infanzia posticipata e la ricchezza del sentire si moltiplicherà nel poeta dell’inadempienza, in una sfida a resistere anche nella nostalgia, altro grande filo conduttore di queste liriche. Essa invade e si estende nella percezione consapevole, ma non per questo meno dolorosa, di un tempo che non fluisce ma rimanda voci, amori, desideri, passioni che si stampano nella scrittura che li imprigiona e li contiene insieme, non concede dimenticanza, ritorno, memoria d’accompagno proprio per la pagina scritta che tesse intorno tela di ragno insufficiente all’espansione d’amore spesso ricacciata ed obliata per non soffrire.

"La nostalgia è nel pianto / d’una madre trascurata / spenta e sofferente / esule eremita / dalla terra dei ricordi”; “Ti ho conosciuta, terra./ Ti ho pianto, mare / Sono sceso per la scogliera / Raggiante di speranze / Le onde bagnavano i miei piedi. / Nella spiaggia trovai una conchiglia. / Quella morte risuonò a lungo”.

Quest’ultima lirica, composta di tutte maiuscole a capoverso come se si dovesse prendere fiato più volte e dove l’aggettivo “raggiante”, unico della composizione è stoppato da un segno orizzontale, viene a significare un fermo volontario all’espansione del sentimento scolpito nella geografia dell’anima dell’autore che prosegue nell’opera in un continuo spartito musicale della coscienza alla quale talvolta concede lacrime e sorrisi in una mancata esecuzione della prossima nota. “Isolato nel mutuo frastuono / Respiro / fuori tempo…/ la marea cadeva nel cielo / e niente aveva più sfumature / ho assunto / domani uno sguardo nuovo”.

Se la poesia è "Illegittima pretesa d’immortalità” (p. 123) capita che ”la parola ritorna come un torrente di tuoni / ascolto adesso / e finalmente piango” (p. 127).

 

Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), detto Lankelot, ha pubblicato in poesia: L’imperfezione – Opera III (2002) e Ombra della fontana. (2003; Kult, 2006), poi confluiti ne L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). In narrativa: Disorder (Il Foglio Letterario, 2006) e Pagano (Il Foglio Letterario, 2007). In saggistica, ha curato la plaquette Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper (Alet, 2007).  È stato coordinatore di due riviste letterarie universitarie, Ouverture e Der Wunderwagen, tra 1997 e 2003. Dal 2003 è responsabile del portale indipendente di arti e scienze Lankelot.eu. Vive a Roma. Collabora con diverse testate, web o cartacee; lavora da consulente editoriale per la narrativa.


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Cigale  - Franchi a CaRtaCaNta   |2009-09-26 08:18:26
Ecco a voi una bella recensione sulla poesia di "Lankelot" ad opera
della nostra collaboratrice Patrizia Garofalo.
Gianfranco Franchi sarà ospite
di CaRtaCaNta il prossimo 2 ottobre alle ore 21 presso la libreria Mondadori
"Quarto potere", per una doppia presentazione: Monteverde (Castelvecchi)
e Radiohead. A kid (Arcana) a cura di Alberto della Rovere e Alberto Carollo.
Non mancate!

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Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19