14

Mag

2008

Dare voce al silenzio - Patrizia Garofalo
consigli di lettura - consigli di lettura

È evidente come in questa nuova raccolta di poesie l’Autrice fa ricorso ad una anomala forma di diario, cioè attua una precisa notazione della sua vita interiore.

Del resto, in questo diario, Patrizia Garofalo non esalta la sua coscienza, ma dentro lo spazio immaginario della sua opera d’arte, la scrittrice conserva la libertà del suo «io». […] Come appare evidente, essa prova un’estrema riluttanza a disfarsi di sé, a vantaggio di quella potenza neutra, senza forma e senza destino, che è dentro in tutto ciò che si può scrivere; ripugnanza e apprensione rivelate dal bisogno, proprio di tanti autori, di redigere quello che essi chiamano come una forma di diario. (Dalla Prefazione di Attilio Mauro Caproni).

Patrizia Garofalo, nata a Camerino (Macerata), vive ed insegna a Ferrara. Laureata in Lettere classiche a Urbino, con una tesi su Gabriele d’Annunzio, pubblica con “Le edizioni Il foglio” la sua quinta raccolta di poesie, comprensiva di prefazione redatta da Attilio Mauro Caproni: “Dare voce al silenzio”.

L’ossimoro del titolo, che si ritrova, in nuce, nei versi, è indice di una poesia che dà voce al silenzio della quotidianità, consegna di esperienza vissute al “non tempo” della memoria, quasi a guisa di “testamento scritto dalla follia … una pagina di diario che lascia l’anima depositata blindata marchiata a fuoco” (cfr. p. 109).

La lirica sottolinea, più volte, l’importanza della persona (fisica) che la redige, testimone lucida, eppure, in limine, esperita come altra da sé (cfr. p. 41: “tutto appartiene sempre a un’altra”); le parole sono frutto di una letterata magari “incompiuta” (cfr. p. 13), ma donna emotivamente viva, ricercatrice attiva, consapevole della vis redentrice della parola po(i)etica.

Il verso si offre al lettore libero, il linguaggio: meditato, conciso e preciso, il lessico comprensibile, graziato da aggettivazione sobria, dono di una poesia mai prolissa ma, emotivamente, partecipe, a livello formale, del contenuto, trasposto, sovente, in veste trasognata ed onirica.

Per chi affronta il testo è evidente l’importanza assunta dagli elementi definibili “naturali”: dal fluire delle stagioni, all’acqua (la pioggia; il mare, dolorosamente opposto a cielo e terra, “irrimediabilmente divisi”, cfr. p. 95), intesa, presocraticamente, come elemento primigenio (cfr. p. 85: “cerco le mie origini nell’acqua”). Inoltre, incontriamo frequenti rimandi a semantica di matrice floreale e biologica (pelle, sangue, capelli, sudore, lacrime, respiro…), evidenziati in quanto viventi, sovente dai tratti dolorosi, fino a definire la “fisicità assordante” (cfr. p. 101): pertanto, irrisoluta al silenzio cui si propone di dare voce.

È essenziale evidenziare la cura, non solo estetica, dell’elemento fonetico, posto a servizio del verbum (cfr. p. 33: “lutto muto”), fino all’ossimoro eponimo della collezione (ancora, cfr. p. 33).

Il ciclo di nascita e declino di elementi, situazioni, affetti rinnova il dualismo classico di amore e morte, quand’anche la parola possa presentarsi, nell’altro da sé, non come liberazione, bensì come “prigione” (cfr. p. 79). Tutto, peraltro, in nome di quella Bellezza, ultimo nume tutelare, la quale, per l’Autrice, risulta “contemplato idolo oltre il tempo” (cfr. p. 13), cui dare spazio, nella eletta a – temporalità della Parola, depositaria, senza destino, della (silente) testimonianza del quotidiano.

 

di Alberto della Rovere

 
Patrizia Garofalo, Dare voce al silenzio, Edizioni Il Foglio, 130 pp., € 15,50

 

 
è possibile acquistare il libro anche su www.ilfoglioletterario.it

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Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19