08

Ago

2008

Anche i playboy piangono-Aurora Dal Maso
corso scrittura - nascosto - esercizi dei partecipanti

JASON

Sulla base della traccia fornita durante il corso di scrittura creativa 2008, i partecipanti hanno elaborato i propri racconti.

Racconto di Aurora dal Maso

 

Jason si ferma all’angolo della strada e si appoggia al muretto di cemento.

«Che faccio ora?» - dice tra sé e sé.

In preda al panico scorre la rubrica sul cellulare e chiama Luca, l’amico di sempre, certo che lui saprà in qualche modo aiutarlo.

Tentenna, non sa cosa dire.

«Ehm...ciao Luca...sono Jason. »

Luca pare distratto, impegnato in chissà cos’altro e oltretutto la linea è disturbata. La voce è gracchiante e interrotta.

«Cia...Jas... » bzz...bzz... «è un brutto... » bzz... «moment...puoi richiam»...bzz...  

«No, non posso richiamare Luca! È questione di vita o di mor...ehm...ho bisogno del tuo aiuto! Senti, mi è successo una cosa. Ti ricordi Alice, quella della festa di Treviso?»

 «No... » bzz...  

«Ma sì che te la ricordi! Sei stato proprio tu a dirmi di provarci!»

«Ah sì, Alice...quella piena di soldi»...bzz...

«Finalmente hai collegato il cervello! Allora, senti, Alice mi chiama e dice... »

«Scusa...ma ho la batt...scarica...» bzz... «il cellulare prend...poco...»

«Non me frega niente, va bene?! Ascoltami, stavo dicendo che Alice mi chiama e dice di essere all’ospedale per una mononucleosi infettiva.»

«Mono...che?»

«Mononucleosi, ma mi stai a sentire? Non so che cosa sia questa mononucleosi e lei al telefono non mi ha detto niente. Tu ne sai qualcosa?»

«No...» bzz... «aspett...»

Cade la linea, Jason richiama l’amico.

«Pronto, Luca, ci sei?»

Jason sente un fruscio, interferenze e la voce di Luca che va e viene.

«Senti, ho cercato in Internet e...»

«E?»

Jason ha la fronte imperlata di sudore, il corpo scosso da un tremito incessante e le mani che faticano a reggere il cellulare. D’altronde ha sempre avuto paura di ammalarsi, di contrarre un terribile virus, di finire all’ospedale. Ha talmente paura che evita i dottori come il diavolo l’acqua santa. Nella sua testa un esame del sangue potrebbe rivelare una malattia incurabile, dalla quale non c’è scampo. No no, meglio non sapere e se capita meglio saperlo all’ultimo e che sia una condanna definitiva. L’attesa di accertamenti, esami e supposizioni probabilmente potrebbe ucciderlo ancor prima della presunta malattia. Per questo motivo, ora gli sembra che il cuore sia sul punto di esplodere macchiando per sempre la sua bellissima camicia Armani.

«Allora?» ripete a gran voce Jason.

Luca inizia a snocciolare una serie di termini incomprensibili, Epstein-Barr, herpesvirus, ma tutto è confuso e Jason riesce solo ad afferrare la temibile parola “virus”.

Si sbottona il colletto della camicia, si aggrappa saldamente alla ringhiera alle sue spalle, è sul punto di piangere.

«Ti prego, Luca, dimmi che non è niente di grave, che non morir...oddio non voglio neanche pensarlo...Luca, Luca, mi sentiii?!»

Le sue parole si perdono tra il traffico, soffocate dal rumore dei veicoli che in quel momento transitano sulla strada. I passanti lo guardano male, mentre lui continua a strillare al cellulare, pigia i tasti a casaccio, rotea gli occhi, saltella sul posto.

Si sente come il concorrente del “Milionario” di Gerry Scotti che chiede l’aiuto a casa. Proprio mentre gli amici stanno per dare la risposta suona il gong. Jason tenta inutilmente di richiamare Luca, ma il messaggio è sempre quello - l’utente non è al momento raggiungibile...-.

Colto da raptus, il ragazzo scaglia il cellulare in mezzo la strada. Dopo pochi secondi un tir passa sopra il cellulare polverizzandolo.

«No, no! grida Jason e adesso, e adesso che faccio? Guarda lì, ottocento euro buttati, era un cellulare di ultima generazione, porca...»

Conscio del fatto che non può fare altro che affrontare la situazione, Jason decide di andare all’ospedale da Alice. Fruga nelle tasche dei pantaloni, ma non trova le chiavi dell’auto.

«Le ho messe in tasca sono sicuro...eppure le chiavi non ci sono.»

Si avvicina all’auto, guarda nell’abitacolo e le vede lì, appese accanto al volante.

«Ma porca...» Nella fretta di telefonare a Luca si è dimenticato le chiavi attaccate e le portiere si sono automaticamente chiuse dopo che Jason è sceso dall’auto.

«No, nooo, maledetta carretta!» Il ragazzo si scaglia contro l’auto, inizia a prenderla a calci e rompe uno specchietto.

Con la mano sanguinante tra i capelli pensa a quanti soldi ci vorranno per riparare il danno, ma non c’è più tempo da perdere e inizia a correre in direzione dell’ospedale che dista solo pochi...chilometri.

A metà strada la vista inizia ad annebbiarsi e si sente mancare. Pensa alla mononucleosi, a cosa dirà sua madre, ad Alice, all’ospedale, a quella maledetta festa, alla Ferrari di suo padre che non ha mai potuto guidare e pian piano sente le gambe divenire molli e vede un puntino verde e marrone venirgli incontro. Si tratta di un albero e Jason lo centra in pieno.

«Jason? Jason?»

Una luce accecante lo abbaglia non appena apre gli occhi e vede un solo colore: bianco.

«Allora, allora, sono in paradiso.»

«No, non sei in paradiso, ma all’ospedale di Treviso. Hai sbattuto contro un albero, ricordi?»

Accanto al suo letto, Alice tenta di risvegliarlo.

«Alice, allora sei viva, sono vivo, siamo tutti vivi!»

«Perché, pensavi di essere morto?»

«La mononucleosi...pensavo...una malattia mortale.»

«Ma sei scemo? La malattia del bacio mortale?»

«La malattia del bacio? Al telefono eri preoccupata, ti avevano ricoverata...»

«Sì, ma solo per accertamenti, domani vado a casa.»

«É perché mi hai chiamato?»

«Niente, speravo che venissi a trovarmi, volevo rivederti, non mi piace essere considerata una tipa da “una botta e via”.»

«Ma...il virus, la malattia, il milionario, Luca...»

«Jason ti senti bene? Sei improvvisamente diventato pallido...»

«Pensavo che...»

«Infermiera presto corra, è svenuto!»

 

 


Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19