di Patrizia Sartori (per gentile concessione dell'autore)
1. Quante volte ho ricaricato, aperto, ascoltato e richiuso questo carillon. 2. La sua storia si perde nella mia infanzia. 3. Avevo forse otto o nove anni quando andavo a dormire dalla vecchia nonna nella 4. grande casa di campagna. 5. Le tenevo compagnia durante l’assenza della zia occupata nel turno di notte in 6.ospedale. 7. Portavo sempre il mio pigiama pesante ma non era mai necessario perché il freddo 8.dei suoi ottantadue anni non poteva competere con il mio calore di bambina; così ci 9. riscaldavamo al calore asciutto delle braci con quello strumento oggi relegato a 10.qualche museo delle nostre tradizioni. 11.Ogni sera recitavamo la preghiera e il monito era sempre lo stesso. 12.Dire la preghiera avrebbe reso bella la mia anima agli occhi di Gesù Bambino. 13.Nella leggerezza dei miei pochi anni non riuscivo a familiarizzare con quel 14.concetto così una sera le chiesi: - Nonna, ma che cos’è l’anima?- 15.Lei mi guardò con uno sguardo carico di dolcezza poi lentamente prese il carillon 16.che teneva sempre sopra il comodino accanto al lumino acceso. - 17.Vedi – mi disse – l’anima è come questo carillon, ma te lo spiego domani 18.mattina, ora dormi, 19.è molto tardi ed io sono tanto stanca. 20.Poi si addormentò ed io non sapevo che sarebbe stato per sempre. 21.Così per tanti anni ho continuato a cercare il significato di quelle parole. 22.Forse l’ho capito solo stamattina, a distanza di trent’anni. 23.In qualità di giornalista che scrive per un quotidiano locale, oggi mi sono recata 24.alla nuova Casa di Riposo per realizzare un’intervista con il direttore. 25.Visto che lui era in ritardo, nell’attesa mi sono incamminata per i corridoi e ad un 26.tratto ho sentito una musica familiare provenire da una delle stanze. 27.Con passo titubante sono entrata, il cofanetto non era lo stesso e neppure il 28.soggetto era uguale ma la musica sì, era quella dell’anima. 29.Al mio ritorno a casa ho frugato tra le vecchie cose e l’ho ritrovato. 30.Ora sono qui, lo guardo, lo ascolto e all’improvviso mi sembra tutto molto chiaro. 31.La sua musica mi ha accompagnato in tutte le grandi scelte e il suo silenzio ha 32.scandito i miei pensieri. 33.Con quella musica trovavo la forza di studiare e dire al mondo: - arriverò, userò 34.carta e penna per urlare tutto ciò che resta nascosto, che soffochiamo ogni giorno 35.per paura di essere troppo umani. 36.Ma con quei silenzi mi arrendevo dove il potere degli ideali era nulla di fronte 37.all’efferatezza del materiale. 38.Con quelle note mi innamoravo perché mi sussurravano che in due si può vincere, 39.si possono combattere la malinconia e la solitudine che ci costruiamo intorno con 40.le nostre mani. 41.Ma in quei silenzi capivo anche che tutto finisce, anche l’amore quando l’hai 42.consumato tutto per te stesso. 43.Sognavo di farti ascoltare quella melodia come ninna nanna mentre ti cullavo, ma 44.nei lunghi silenzi perdevo il coraggio di darti la vita, per egoismo o per troppa 45.consapevolezza di quello che avresti trovato. 46.Camminavo nei cortei per dare voce a chi non può parlare perché é solo un animale 47.e quella musica mi dava la serenità di sapere che ero nel giusto ma poi mi 48.arrendevo nel silenzio di una vetrina di pellicce che faceva eco a suoni che mai 49.avrei voluto sentire. 50.Aprivo e chiudevo il carillon e intanto camminavo a grandi passi verso la 51.consapevolezza che un suono può essere muto e il silenzio urlare talmente forte da 52.confonderti. - 53.L’anima è qualcosa che emette dei suoni ma solo se tu sei in grado di sentirli 54.altrimenti lei rimane sempre in silenzio, proprio come questo carillon. Se tu ne 55.hai cura e lo stai ad ascoltare, lui ti parla con la sua musica, ma puoi anche 56.scegliere il silenzio, lì trovi altre risposte.- 57.Sicuramente erano queste le parole che la nonna avrebbe voluto dirmi e che io 58.domani scriverò nel mio articolo perché non tutti hanno avuto una nonna che ha 59.parlato loro di un carillon. Considerazioni di carattere generale L’impressione complessiva è che sia un racconto gradevole, giostrato su una buona idea e giocato sul filo dei sentimenti, ma senza sdolcinature; asciutto e efficace nell’intento di comunicare un messaggio che rievoca le impressioni e i ricordi d'infanzia. L’espressione è concisa e essenziale, senza troppe subordinate, sensuale e visiva. La scrittura potrebbe comunque, con un lavoro più attento e sorvegliato, rivelare ampi margini di sviluppo e miglioramento. Buono il ritmo ma attenzione all’interpunzione (vedi le note). Stile, grammatica e sintassi: 5. Qui, per esempio, potresti mettere una virgola: (…) l’assenza della zia, occupata nel turno di notte (...) 8-9. Nel giro di una riga ripetizione di calore. Usa un sinonimo o altro termine correlato. 9. relegato in qualche museo (…). Quando dici nostre posso pensare, conoscendoti, che si tratti di “tradizioni vicentine”, oppure posso supporre che si tratti di tradizioni della nostra civiltà italiana e vicentina; ma altri lettori non potrebbero cogliere. Potrebbe trattarsi di ebrei, per esempio (nelle righe prima non specifichi dove è ambientato il racconto), o potrebbero essere tradizioni di altri paesi che non siano l’Italia. In questo caso è meglio indicare: es. in qualche museo delle tradizioni contadine. 15-16. Prova a leggere tutto il paragrafo: non c’è una virgola, o un punto e virgola. Si arriva alla fine col fiato corto. La lettura a voce alta aiuta; prova a leggere, per es., questo trattamento: Lei mi guardò con uno sguardo carico di dolcezza. Poi, lentamente, prese il carillon che teneva sempre sopra il comodino, accanto al lumino acceso. 23. In qualità di è brutto – troppo burocratico. Prova solo con un diretto: Scrivo per un quotidiano locale. Hai detto tutto quello che volevi dire. 33. A maiuscolo. 36-37. Qui chi legge non capisce bene. E’ chiaro a te che l’hai scritto, ma io ho dovuto rileggerlo più di qualche volta, e il testo dovrebbe scorrere, senza inceppamenti. Posso pensare che il tema sia la contrapposizione tra ideale e reale, ma andrebbe spiegato più chiaramente; è una frase un po’ oscura. 46-49. Altro periodo lungo senza una pausa: prova a rileggerlo ad alta voce. In più non è ben comprensibile; io ti conosco, so che sei una animalista, ma il lettore che non ti conosce fatica a rendersi conto di cosa stai parlando. Andrebbe indicato chiaramente cortei in difesa degli animali, o associazioni a favore degli animali; qui va spiegato un po’ di più il concetto, senza rinunciare alla nota di malinconia dolente che c’è in sottofondo. 56. due punti : lì trovi altre risposte (è una specificazione). 57-59. Nella chiusura non andrebbe spiegato troppo; sei all’explicit, e devi finire in bellezza, con una nota di poesia. Il lettore intuisce da sé che è ciò che la nonna avrebbe voluto dirti, ma che tu lo dica sembra un fare la morale. Ti inviterei a riscrivere il finale, tenendolo un po’ sfumato, cose del genere: è probabile che a questo alludesse la nonna, con le sue parole, quella sera (…) tralasciando il tuo giudizio (…) perché non tutti eccetera. E’ un di più. A.C.
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