“La vita senza limiti”. La morte di Eluana in uno stato di diritto di Patrizia Garofalo. (articolo comparso il 18 aprile 2010 su http://paginatre.it)
autore: Beppino Englaro con Adriana Pannitteri edito Rizzoli
“In tutto questo tempo mi sono sentito ripetere tante volta che la mia è stata una battaglia politica mascherata per l’eutanasia…La verità è che ho portato avanti le ragioni di mia figlia tentando, ove possibile, di costruire alleanze tra singoli individui di buonsenso che la pensavano come me”
E’ necessario per tutti coloro che hanno vissuto giorno per giorno la vicenda dolorosa che ha accompagnato Eluana, Saturna e Beppino che essa venga brevemente riassunta negli eventi che seguirono l’ incidente della giovane il 18 gennaio 1992 perché l’informazione possa, nello svolgimento dei fatti coniugarsi con l’infinitezza del dolore, dell’ingiustizia e della solitudine della famiglia Englaro.
Subito dopo l’incidente Eluana entrò in coma, fu sottoposta a trazione cervicale, all’intubazione tracheale e alla ventilazione meccanica e ci volle molto tempo prima di stabilirne l’irreversibilità. Ella stessa all’interno del dialogo familiare aveva espressamente detto ai genitori e in tempi non sospetti, che non avrebbe mai voluto vivere una vita in totale dipendenza dagli altri, incosciente e impossibilitata a compiere movimenti volontari, oggetto di sopruso continuo di mani altrui ( tema quest’ultimo che informerà molte volte la pagina dei due libri ) sentito come continuo stupro all’intimità e alla riservatezza.
Negli anfratti della Rete si nascondono realtà che a un occhio poco attento possono sfuggire. Questo è il caso dell’associazione culturale Studio83 che non resta certo con le mani in mano. Dal sito http://www.studio83.info per rimbalzare al blog http://studio83.splinder.com arrivando addirittura al bollettino letterario “Venti Nodi” http://ventinodi.wordpress.com sembrano non fermarsi mai.
Nota: il presente articolo riporta alcune riflessioni personali dell'autore sull'editoria a pagamento. Non ha pertanto carattere di analisi descrittiva del fenomeno né tanto meno pretese di completezza.
Capita che dopo le presentazioni si vada a cena con l’autore di turno. E’ un momento di piacere e convivialità, dove si scambiano impressioni sulla serata, si vagliano i problemi tecnici affrontati, l’efficacia del relatore, la risposta del pubblico, e poi si finisce per parlare invariabilmente delle difficoltà che incontrano le iniziative culturali in zona e più in generale in Italia. Parlando di editoria, più di un autore (da chi pubblica per i grandi a chi esce in libreria con le piccole case indipendenti) esprime diversi motivi di insoddisfazione nel rapporto col proprio editore. C’è chi è seccato con l’ufficio stampa che batte la fiacca, chi rimprovera l’editore di non spingere abbastanza il prodotto o di tenere poco in considerazione il valore degli autori che ha in catalogo, chi lancia un j’accuse all’azienda megastore che ti fa uscire il libro anche dal tabacchino sotto casa, per una settimana, poi scompari dagli scaffali e buona notte al secchio. Riguardo all’editoria a pagamento, tutti la stigmatizzano ma – credetemi – non ho ancora trovato uno scrittore (anche tra coloro che contatto via mail o telefono per recensioni, interviste e compagnia bella) che entrando in argomento mi dica: “Sì. Ho pagato un contributo per pubblicare con…” Mi accontenterei anche di “All’inizio carriera ho pagato un contributo a un editore. E’ stata un’opportunità per…”.
Nota: il presente articolo riporta alcune riflessioni personali dell'autore sull'editoria a pagamento. Non ha pertanto carattere di analisi descrittiva del fenomeno né tanto meno pretese di completezza.
Qualche anno addietro, terminato di scrivere un romanzo - con la presunzione che potesse avere un qualche valore -, ho deciso di spedirlo a vari editori. I tempi di lettura del manoscritto sono stati in certi casi biblici, e ho ottenuto risposte anche a distanza di due, tre anni. Molte le letterine pre-confezionate “La ringraziamo ma al momento non rientra nella nostra linea editoriale”; altre più circostanziate ma uguali nella sostanza. In molti casi il manoscritto è un messaggio nella bottiglia, e il naufrago attende invano che qualcuno si manifesti, che arrivi a salvarlo dal suo isolamento.
Nota: il presente articolo riporta alcune riflessioni personali dell'autore sull'editoria a pagamento. Non ha pertanto carattere di analisi descrittiva del fenomeno né tanto meno pretese di completezza.
Qualche tempo fa ero al telefono con un amico. “Non metto più le mie recensioni in quel portale”, diceva. “Mi sono accapigliato con il dominus su questa storia di chi ha pagato chi e non c’è stato verso di intenderci!”. Il mio amico si riferiva a una questione “bastarda”, croce e delizia di tanti addetti ai lavori: l’editoria a pagamento. Il dominus del sito aveva adottato una linea decisa: il suo portale non avrebbe più ospitato recensioni e interviste che divulgassero autori che hanno pubblicato con contributo e, in quest’ottica, aveva rifiutato al mio amico la pubblicazione di alcuni pezzi “sospetti”.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa appassionata monografia del "Sergente" Mario Rigoni Stern. Le stagioni di un uomo di Renzo Montagnoli
"Mi sarebbe piaciuto conoscere di persona Mario Rigoni Stern, sarebbe stato un mio grande desiderio sedermi davanti a lui e guardarlo negli occhi."
1° Novembre 1921 – 16 giugno 2008. Sono queste due date che nel registro del tempo identificano la nascita e la morte di uno dei più grandi narratori che abbia avuto il nostro paese. Mario Rigoni Stern ha vissuto in questo periodo le stagioni della natura e quelle dell’uomo,
così simili tranne per il fatto che prime si ripetono, mentre le altre rappresentano la
parabola dell’esistenza. Mai come in lui si è potuto riscontrare l’identità fra uomo e natura, mai come in lui i
romanzi e i racconti sono stati una lunga, attenta e riflessiva autobiografia. Profondamente legato alla sua terra natia, a quell’altopiano dei Sette Comuni a cui
pervennero i suoi avi Cimbri molti secoli fa, ne è stato il cantore e l’araldo, lo storico
Ilaria Vajngerl è nata il 14 luglio 1985 e vive a Schio. Si è laureata in Lettere all'Università di Padova, dove attualmente si sta specializzando. Il suo racconto PER SUA DIVINA PROVVIDENZA figura nell'antologia "Un sogno dentro un sogno" Vol.2, AA.VV. della casa editrice 'I sognatori'.
La vera storia di Sant'Attilio da Collosa Ilaria Vajngerl
(A Lo, al nostro gioco)
Padre Attilio morì muto. Mi piacerebbe almeno salutare, questo fu il suo ultimo pensiero. Ma aveva fatto un voto, spirò in silenzio. Se avesse custodito la premonizione che Dio gli aveva mandato in sonno, Nostrosiggnoregesùcristo non l'avrebbe fatta avverare. E sarebbe stato un bene, un sacrificio compiuto per VoiTutti. Così don Attilio smise di parlare. Perché, anche se Collosa era una città di peccatori, vergognatevi, perché sono tutte balle quelle che vi raccontano, l'inferno esiste davvero e i diavoli, a voi, pungeranno il culo!, lui avrebbe salvato il suo amatissimo gregge dal buio di un destino incerto, così parlò quell'ultima volta. Poi scrutò i fedeli e si portò agli occhi le dita indice e medio della mano destra aperte a V, V di VI VEDO, che puntò subito dopo verso la folla sbiadita. Nei giorni che seguirono il suo funerale non erano piovute cavallette e i primogeniti continuavano ad essere picchiati dai fratelli più piccoli, ma più grossi, segno che l'alleanza fra Dio e il sacerdote era andata a buon fine. Un secolo dopo, Sua Santità Papa Angelico il Pio provvide personalmente alla canonizzazione del prete, così anche il suo più intimo desiderio, comparire sul calendario di Frate Indovino, poté essere realizzato. Postumo, sì, ma realizzato. E diciamolo, Sant'Attilio da Collosa suona proprio bene.
Abbiamo ricevuto in questi giorni e volentieri pubblichiamo per gentile concessione dell'autore questa poesia/cartolina - le Feste non sono ancora finite, e comunque versi di questo tenore non hanno mai scadenza.
Natale 2008
Da dove nasce, prima ancora di ritrovarci nati, tutto quello che -senza saperlo- siamo già stati? L’oscura traccia appena lì tracciata, verso la meta, da una mano segreta… il soffio lieve che nel suo moto breve sfiorandola di colpo l’ha animata tirando il velo su, ma solo in parte, senza svelarlo nel mentre si rivela… il vecchio che si fa nuovo un’altra volta nei segni dell’ordito composto sulla tela… luce che fora il buio senza però stanarlo con la presa dal suo stato prediletto di penombra amata e previdente avviandola intanto sul sentiero… vita vivente distesa nel mistero.
Paolo Ruffilli
Paolo Ruffilli è nato a Rieti nel 1949, ma è originario di Forlì. Si è laureato in lettere presso l’università di Bologna. Da più di vent’anni, collabora alle pagine culturali de "Il Resto del Carlino". Vive a Treviso dal 1972. Fa il consulente editoriale. Dirige la collana di poesia delle Edizioni del Leone di Venezia. Ha pubblicato svariate opere tra poesia (alcune: Piccola colazione, Garzanti, 1987; La gioia e il lutto, Marsilio, 2001; Le stanze del cielo, Marsilio, 2008), di narrativa (Preparativi per la partenza, Marsilio, 2003), saggistica, curatele e traduzioni. Il suo sito: www.paoloruffilli.it.
Paolo Ruffilli sarà presente a FerraraIncontro Il 9 gennaio 2009, alle ore 16,30 nella Sala dell'Arengo del Comune di Ferrara in Piazza del Municipio. Gina Nalini presenta il libro di Paolo Ruffilli LE STANZE DEL CIELO (Marsilio Editori) Alla presenza dell’Autore introduce Luisa Carrà
* il presente articolo è comparso sul blog www.ibridamenti.splinder.com, Laboratorio Sperimentale della Scuola di Dottorato in Scienze del Linguaggio, della Cognizione e della Formazione dell’Università Cà Foscari di Venezia in collaborazione con Splinder, il 12 ottobre 2007.