Ilaria Vajngerl è nata il 14 luglio 1985 e vive a Schio. Si è laureata in Lettere all'Università di Padova, dove attualmente si sta specializzando. Il suo racconto PER SUA DIVINA PROVVIDENZA figura nell'antologia "Un sogno dentro un sogno" Vol.2, AA.VV. della casa editrice 'I sognatori'.
La vera storia di Sant'Attilio da Collosa Ilaria Vajngerl
(A Lo, al nostro gioco)
Padre Attilio morì muto. Mi piacerebbe almeno salutare, questo fu il suo ultimo pensiero. Ma aveva fatto un voto, spirò in silenzio. Se avesse custodito la premonizione che Dio gli aveva mandato in sonno, Nostrosiggnoregesùcristo non l'avrebbe fatta avverare. E sarebbe stato un bene, un sacrificio compiuto per VoiTutti. Così don Attilio smise di parlare. Perché, anche se Collosa era una città di peccatori, vergognatevi, perché sono tutte balle quelle che vi raccontano, l'inferno esiste davvero e i diavoli, a voi, pungeranno il culo!, lui avrebbe salvato il suo amatissimo gregge dal buio di un destino incerto, così parlò quell'ultima volta. Poi scrutò i fedeli e si portò agli occhi le dita indice e medio della mano destra aperte a V, V di VI VEDO, che puntò subito dopo verso la folla sbiadita. Nei giorni che seguirono il suo funerale non erano piovute cavallette e i primogeniti continuavano ad essere picchiati dai fratelli più piccoli, ma più grossi, segno che l'alleanza fra Dio e il sacerdote era andata a buon fine. Un secolo dopo, Sua Santità Papa Angelico il Pio provvide personalmente alla canonizzazione del prete, così anche il suo più intimo desiderio, comparire sul calendario di Frate Indovino, poté essere realizzato. Postumo, sì, ma realizzato. E diciamolo, Sant'Attilio da Collosa suona proprio bene.
Se avesse mantenuto il primo nome, quello che portava quando era bambino, sul calendario non ci sarebbe finito. E nemmeno sarebbe diventato prete, questo è certo. Nella famiglia di don Attilio avere un nome che iniziasse con la A, portava bene, era tradizione. C'era Anna, sua madre, e Andrea, suo padre, poi venivano Adele, Agnese, Alberto e Antonio. E in ultima, c'era lui, padre Attilio. Attila. Padre Attila, bé sarebbe stato originale, davvero, Padre Attila flagello di Dio. Eh, no, no non si può fare proprio carissimo, questo è certo. Trovi qualcosa di più consono, ecco, così gli dissero. E Attila fu ribattezzato Attilio, Perilbenenostroetdituttalasuasantachiesa. Amen.
Le orecchie di padre Attilio erano simili all'altoparlante di un grammofono. E funzionavano ancora meglio. Poteva ascoltare la voce del padreterno dall'orecchio sinistro. E Dio a don Attilio ci si era affezionato. Così prima del sorgere del sole, Nostrosiggnoregesùcristo, che vi guarda tutti dall'alto, figli di Eva!, andava a mostrare al parroco la melma nascosta sotto Collosa. Padre Attilio il bonificatore, si faceva chiamare. Ti ho visto l' altra notte, sai!?! Esordiva così, gli piaceva comparire alle spalle d'improvviso. Il peccatore sobbalzava, abbassava il capo impallidendo e infine si voltava tremante. Pensava che forse allora Dio esisteva davvero, l'aveva scoperto, e che, per favore Dio, fammi passare almeno questa, andrò a messa tutte le domeniche. Lo giuro. Don Attilio, bé, non sbagliava un colpo. Era anche meglio di uno che fa i miracoli. Nessuno poteva immaginare che dietro i suoi prodigi ci stesse una zanzara.
La pianura di Collosa, una volta, era una palude marrone. Gli abitanti della città se ne ricordavano soltanto in estate, quando le zanzare cominciavano ad avere sempre più sete e gli abitanti più prurito. Le ragazze si profumavano con la citronella, le zitelle mangiavano l' aglio, usando la puzza del sudore come repellente naturale. Padre Attilio invece si lasciava pungere per fare penitenza e poi, mica poteva grattarsi. Eh no, infilava avemarie, padrenostri e chi più ne ha più ne metta.
Fu in una notte di luglio che una zanzara canterina, una di quelle che prima di pizzicarti te lo sibila all'orecchio, rimase intrappolata nel condotto uditivo sinistro di padre Attilio, che nei suoi accarttocciamenti notturni era solito ficcare la testa sotto il cuscino. Nell'orecchio del sacerdote si stava stretti, è vero, ma era un posto sicuro, umido al punto giusto. La zanzara decise di rimanervi.
L'indomani padre Attilio si svegliò sereno. Fece colazione, andò in bagno chiudendo dietro di se la porta a chiave. Solo per precauzione. Da piccolo acchiappava i rospi più grossi e li gettava nel catino mentre Adele e Agnese si lavavano la schiena. Il più delle volte l'acqua della vasca era troppo calda, le rane morivano quasi subito, si gonfiavano e diventavano bianche. Agnese non diceva nulla, si rivestiva e andava ad aiutare sua madre in cucina. Adele vomitava. Padre Attilio si lavò denti, si fece la barba e si insaponò le ascelle. Agnese se ne rimaneva tranquilla. E questo Attila proprio non sapeva spiegarselo. Poi un giorno, mentre se ne stava solo in ammollo, sua sorella era entrata di soppiatto con un mazzo di ortiche. Era arrivata da dietro, gli aveva infilato la testa sott'acqua, tenendolo stretto per i capelli. Quando l' aveva sentito dibattersi aveva mollato la presa. Lui era subito scattato in piedi, aveva bisogno d'aria. Lei allora aveva iniziato a colpire. Agnese anche quella volta era rimasta in silenzio, aveva gettato quel che rimaneva delle ortiche nel letamaio e se ne era tornata in cucina ad aiutare sua madre.
Padre Attilio cominciò a sentire la voce della zanzara nel confessionale. Inginocchiato c'era il notaio. Odio mia moglie. Non la sopporto. Nel mio studio ho messo un divano. È lì che sto finito di lavorare. Rientro per cena. E mia moglie mi sorride, è perfetta, come una volta. Io la odio ancora di più, mi fa sentire in colpa. Mi fa sentire vecchio. Digli che sua moglie ha l'amante. L'ho vista. Padre Attilio pensò di essersi sbagliato, in chiesa a quell'ora non c'era nessuno. Digli che sua moglie ha l'amante. Il sacerdote non voleva ascoltare, non capiva.
Quando Attilio andò a pregare, Dioaiutamisatanahasceltome, la zanzara finalmente uscì dal nascondiglio per presentarsi. Senti prete, mettiamoci d'accordo. Tu di giorno mi fai rimanere dentro il tuo orecchio, al sicuro. In cambio poi ti racconto quello che succede la notte, quando io vado a mangiare e tu dormi. Ci diamo il cambio, posso rendermi utile.
Presto la moglie del notaio uccise suo marito. Lo trovarono in fondo alle scale con la testa fracassata. Pensarono ad un malore. Ma padre Attilio, no, lui sapeva che era stato ucciso con due colpi di fucile. Ma cosa dice, qui non ci sono proiettili! Padre Attilio condusse allora il commissario giù in cantina. Diceva, Dio mi guida, camminava con gli occhi sbarrati, a lui guardare mica serviva. Fermati prete. Lì dietro c'è qualcosa, sento l'odore. E così fu trovato l' Hammerless a canne cromate col calcio sporco di sangue. Il notaio era stato ucciso con due colpi di fucile, assestati precisi, dietro la nuca, come si fa con le trote. Sparare sarebbe stato rischioso. Meglio usare l'arma come una mazza. Io te l'avevo detto, prete, di dirgli che si era fatta l'amante. Se ne sarebbe andato, sarebbe stato più triste, ma almeno sarebbe vivo. E tu no. Guardalo, cosa dirà ora il tuo Dio?
L'onnipotente si limitava a tacere, Dio ci aspetta. Padre Attilio no. Mandava di ronda la zanzara. C'era il professore di greco che per arrotondare la sera si vestiva da donna e andava al porto. Sapeva di detersivo. C'erano le donne che leggevano di nascosto i diari delle figlie. C'erano le figlie che saltavano dalla finestra e andavano a farsi leggere la mano. Qualcuna piangeva. C'erano quelle che dormivano sole e sognavano di avere qualcuno accanto. C'erano le mogli che non riuscivano a prendere sonno perché il marito russava troppo forte. C'erano i vecchi dell'ospizio, che facevano l'amore tutti insieme, per non sentirsi soli, ché tanto non li badava nessuno. C'erano i sospiri di chi sta per morire, di quelli che guardano la notte dalla finestra, e le sorridono, perché non c'è più tempo per fare altrimenti. C'era chi si suicidava. C'era chi tagliava i capelli della sorella, più bella. Chi di notte si alzava per mangiare. C'erano le ninne nanne e le bestemmie. Anche quelle, sì, perché no.
Don Attilio ogni giorno si dava da fare, era una missione la sua, ci credeva. Prete, se il tuo Dio mi ha mandato ci sarà pure un motivo, in piedi! E lui prendeva il bastone e usciva di casa, ormai aveva smesso di pregare, mica serviva. La messa delle undici era gremita di peccatori, le anime con la coda, li chiamava. Entravano curvi, guardando il pavimento, si bagnavano appena le dita con l'acqua santa, quasi scottasse. Si facevano un segno della croce svelto, poi prendevano posto il più lontano possibile rispetto all'altare. Come il primo giorno di scuola, arrivavano in anticipo per occupare i banchi più in fondo. Almeno un tre quarti dei suoi fedeli era gente nuova, alcuni, quelli che ormai erano già stati scoperti, Santiddiononfarmiadareall'infernoperdonamisehopeccato, speravano nella divina assoluzione. Gli altri, quelli che ancora dovevano essere scovati, dicevano a Dio, solo questa, solo questa e poi la smetto, te lo prometto, ma fa che Attilio non lo venga a sapere.
La fama del sacerdote, L'Orecchio del Signore, si diffuse ben presto in tutta la nazione. I Collosini quando viaggiavano e qualcuno chiedeva loro da dove venissero rispondevano, sto dove abita padre Attilio, sapendo che l'altro poi avrebbe esclamato, ah, a Collosa, c'è stata mia nonna! Andava così, tutte le volte. Prete, sei famoso, eh? Non mi ringrazi? Attilio pensava che il suo nome sarebbe stato ricordato per sempre, di Attilio ce n'era uno, mica come Attila.
Fu un venerdì mattina che padre Attilio svegliandosi trovò la zanzara spiaccicata sul cuscino. Probabilmente ci si era rotolato sopra tutta la notte. Di lei non restava che una macchia rossa con le zampe tese verso il soffitto. Forse chiedeva perdono. Il sacerdote ebbe un capogiro, non riuscì ad alzarsi, bisognava pensare. Non avrebbe sopportato di essere dimenticato, questo lo sapeva. Ma cosa avrebbe detto al vescovo, ai pellegrini, o al sindaco quando avrebbero chiesto i suoi stimati servigi? Gli avrebbero dato dell'impostore. Non doveva succedere, per nessun motivo. In fondo anche lui aveva fatto del bene. È dai poteri che si giudica un santo? Non doveva compromettersi, non poteva.
Questa notte Dio mi è apparso in sogno. Fratelli miei, porto dentro un segreto, che se rivelato risulterà mortale per Noitutti. Così ho stretto un patto col Signore nostro, per salvare voi che peccate, l'umanità intera, che ho più a cuore della mia stessa vita. Smetterò di parlare, ho fatto un voto. D'altra parte voi farete i conti direttamente con Dio, che è infinitamente giusto. Nostro signore mi vuole mettere alla prova, ancora una volta, se custodirò la Rivelazione fino alla fine dei miei giorni, allora vivrete sicuri, mio amatissimo gregge, lontani dal buio di un destino incerto.
Così parlò quell'ultima volta.
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