20

Set

2011

Intervista a Giulio Casale
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"E intanto corre" – Intervista a GIULIO CASALE

di alberto della rovere

In occasione della imminente performance acustica a Vicenza, prevista presso ‘Radio Varsavia’ (contrà Piazza del Castello, 3/A), venerdì 23 settembre, ore: 21:30 (per informazioni in merito: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ), ho raccolto impressioni e pareri di Giulio Casale, per la cui (nutrita) biografia e (ricca) attività rimando a http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Casale.

Della Rovere: Ben trovato, Giulio. E grazie per aver accettato l’idea dell’intervista.
Partirei da ‘Iniziazione’, il (felice) racconto edito da ‘Il Corriere del Veneto’, poche settimane or sono, e dal rimando a Goffredo Parise, vicentino (… non certo ‘di spirito’). Quello de ‘I sillabari’ e de ‘Il ragazzo morto e le comete’: lo avverto, pure pensando ai Tuoi testi, come uno dei numi tutelari. Assieme a lui, una nutrita schiera altra di ‘irregolari’ della prosa, del teatro e dell’arte. Oltre che nella condotta: da Guido Piovene (ancora: un vicentino quanto meno atipico) e Giovanni Comisso, passando per Carmelo Bene e Giorgio Gaber, sino a Luciano Bianciardi (il manifesto: ‘La vita agra’), Romano Bilenchi e Walter Chiari, non a caso (credo) protagonista dello scritto menzionato. Condividi l’elenco?

Casale: Sì, e naturalmente gli autori che citi sono solo una parte di tante influenze che comprendono anche e soprattutto poeti e filosofi di ogni dove, quasi mai veneti, nemmeno italiani.. Certo Parise è stato fondamentale, credo che lo diventerà sempre più, non solo per me intendo, talmente lucido e profondo, fuori da ogni retorica, e moda. Se restiamo al Veneto (terra cui quel racconto è dedicato, su commissione) aggiungerei all’elenco Giuseppe Berto, mai capito fino in fondo dalla critica ufficiale. In generale però per me non è più tempo di omaggi, tutto questo patrimonio torna oggi a fare parte implicita della mia scrittura, senza santini né eroi. Ho già pagato ogni debito, mi pare, è tempo che io torni a cantare con la mia sola voce.

DR. Ora risiedi fra Bassano del Grappa e Milano, in una condizione (privilegiata?) di osservatore: sorta di outsider looking in rispetto al Veneto, terra d’origine (… e non certo culla della cultura). Come Ti poni rispetto alla regione oggetto pure dello scritto sopra citato?

C: Come scrivo in quel racconto. Nel degrado culturale (e a volte anche ambientale), nell’involuzione intollerante ed egotica della maggioranza c’è sempre e ancora qualche gemma individuale, qualche “goccia di splendore”, non solo nel passato, anche qui ed ora. Stupido generalizzare, ma al tempo stesso non sottovalutare. Però i veneti sono troppo concentrati su loro stessi.. Parliamo d’Europa, no? Del mondo, o almeno dell’uomo: come sta l’uomo, l’essere umano? Basta provincialismi..

DR: Lo stretto nesso fra la Tua scrittura in foggia narrativa e la composizione di versi (parole in musica), senza dimenticare il lavoro di traduttore ed il teatro. Sono differenti cornici di un quadro redatto dallo stesso pittore? Alcuni lavori nascono naturalmente in veste di canzone piuttosto che in forma di scritto autonomo? Puoi ipotizzare, per il futuro, se una forma espressiva avrà più urgenza e prevarrà sulle altre?

C: Posso solo dire che ogni forma di scrittura è un lavoro a sé, e richiede molti sacrifici. Scrivere quel tipo di poesie per “sullo Zero” è stato completamente differente da quanto ho dovuto trovare in me stesso per i racconti di “Intanto Corro” (in cui scompare l’Io, autobiografico) ad esempio, e nessuna canzone diventa una poesia né viceversa, almeno nel mio caso. Per il futuro immediato vedo la musica tornare al centro del mio impegno, ma è pur vero che il teatro mi consente di mischiare tutto questo, perché rinunciare..

DR: La musica: negli ultimi mesi abbiamo beneficiato della pubblicazione di lavori di spessore (lirico e musicale) ad opera di numerosi artisti nazionali, sovente (colpevolmente) ignorati dai cosiddetti  media-che-contano. Penso ad ‘Hermann’ di Paolo Benvegnù (quasi contemporanei i suoi inizi con gli Scisma ed i Tuoi primi lavori con gli Estra), a ‘La riproduzione dei fiori’ di Marco Parente, ‘Carne con gli occhi’ dei Marta sui tubi, ‘English garden’ dei Quintorigo. Come Ti poni nei riguardi della scena italiana, Tu che hai attraversato gli anni novanta con un gruppo (gli Estra, appunto) sino ad arrivare alla performance chitarra-e-voce? Ascolti i lavori dei Tuoi colleghi?

C: Ho molto rispetto, anche ammirazione. Per Paolo poi provo un sentimento del tutto speciale. Chi continua a fare dischi e concerti oggi non può certo essere tacciato di “mire di facili guadagni”.. Forse stiamo tutti più o meno consciamente aspettando di capire se davvero il vento stia cambiando, se ci sarà una richiesta diffusa (non dico di Bellezza, per carità: non esageriamo) ma almeno di linguaggi espressivi non appiattiti, non retorici o ipocriti. 20 anni fa si aprirono degli spiragli, che poi si sono chiusi. Io voglio scommettere che vedremo presto un altro tempo e che ci sentiremo tutti un po’ meno soli. E non importa se sarà (stato) un azzardo.


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Alix  - Quanta grazia   |2011-09-26 18:56:46
Quanta forza e grazia in questo eterno giovane poeta biondo. Grazie a lui, e a
voi.

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