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2) Fino a che punto il blogger/scrivente si lascia modificare? Ritengo che il blogger si lasci modificare dall’opinione pubblica dei lettori del blog e dalle dinamiche insite nella blogosfera in funzione del suo progetto come blogger. In altri termini se il blogger proviene da differenti esperienze di scrittura, se si è misurato con diversi mezzi espressivi: narrativa, giornalismo, esercizio poetico, saggistica, informazione scientifica, scrittura per il Cinema, la TV, la radio, il teatro eccetera, allora la forma-blog è un’altra modalità di impiegare le proprie competenze, di misurarsi con le proprie capacità. Diverso il discorso del blogger puro, la cui scrittura è confinata esclusivamente alla blogosfera. In questo caso il carattere dominante - la sua croce e la sua delizia - è l’autoreferenzialità, che nei casi meno interessanti si riduce a un vuoto e inconcludente chiacchiericcio, omologato e omologabile, spesso sovrapponibile a svariati altri casi nelle esperienze riferite e nella superficialità delle esposizioni e relativo corredo di opinioni. Nei casi più riusciti il dato biografico viene presentato con un appeal adeguato a catalizzare l’attenzione e identificazione del lettore. O semplicemente inducendo il piacere della sua lettura. Si tratta di forme specializzate di scrittura, conseguite con esercizio costante e mano sicura, ma anche una istintiva capacità di affabulare e comunicare, di padroneggiare bene alcune tecniche e registri – magari solo quelli ma con ottimi risultati. Certo un conto è essere un grafomane e riempire pagine di diario personale che finiranno chiuse in un cassetto, un conto è scrivere di sé sotto i riflettori del web, con la consapevolezza che quanto si scrive può essere letto e commentato da chiunque.
Le astuzie del blogger sono un po’ i suoi ferri del mestiere, le sue capacità espressive, non solo sul piano della scrittura ma anche della veste grafica, della perizia come web-designer. La coscienza di essere sulla rete, con una tale immediatezza e semplicità, condiziona più lo stile che il contenuto dei post. Ho parlato più sopra della brevità; aggiungerei il ricorso frequente alla prima persona, la ripresa di moduli della forma parlata, di uno stile colloquiale e gergale a volte, della ricerca di artifici atti a suscitare emozioni come il turpiloquio, gli emoticon, i caratteri maiuscoli e i campi colorati, le immagini che rafforzano il senso del dettato, lo completano o al contrario creano un effetto estraniante, moltiplicando le possibilità di interpretazione. Sul piano sintattico direi invece l’utilizzo di una punteggiatura informale e disinvolta e l’andamento paratattico, il raro utilizzo di subordinate che superino il primo grado. Sul piano semantico e retorico l’ambiguità di alcune parole e enunciati, le ellissi e gli anacoluti, la mancata coordinazione tra le proposizioni e in generale alcune illogicità nelle conversazioni. Il blogger aspira a raggiungere quanti più lettori possibile. A lui la scelta di orientarsi quantitativamente, e spesso sfociare in forme più o meno marcate di dipendenza dal mezzo, di compulsione a commentare e ottenere visite e commenti sul suo blog, con l’esito di una sorta di corto circuito comunicativo, oppure qualitativamente, con una selezione dei contatti, secondo alcune affinità elettive, avendo di mira più uno scambio proficuo di esperienze, lo sviluppo del pensiero critico e del confronto.
Ho aperto il mio primo blog nel 2003 e per quanto attiene alla mia esperienza, per quanto mi è dato percepire, negli ultimi anni la consapevolezza del medium e delle sue potenzialità è andata aumentando. Personalmente ho sempre creduto nella democraticità del mezzo, nel pluralismo e nella libera circolazione delle idee. Le potenzialità sono per certi versi ancora tutte da scoprire ma le scommesse sono allettanti. Faccio un esempio pratico riguardo a un settore al quale sono molto interessato, quello dei libri e dell’editoria. I blog hanno rappresentato e rappresentano un mezzo trasversale di propagazione di informazioni, disinteressato e libero da pressioni politiche e di carattere economico. La grande diffusione di blog che ospitano recensioni, interviste e approfondimenti sulla scrittura creativa, libri e autori ha contribuito a far circolare e dare maggiore visibilità a prodotti della media e piccola editoria, schiacciati dalla logica dei grandi gruppi editoriali, con la loro ingombrante distribuzione e promozione. Scusate se è poco. Sul piano della lingua non si escludono a priori dei possibili mutamenti. E’ risaputo che le lingue si sono modificate e evolute in base alle connessioni articolate dei parlanti, soprattutto dal basso verso l’alto della piramide. E’ accaduto così per l’inglese e il tedesco, in special modo dopo la riforma protestante. In Italia la Controriforma ha rallentato questo processo: l’esegesi biblica e l’utilizzo di una lingua codificata era appannaggio di un’oligarchia. Il “popolo bue” era frazionato in una moltitudine di parlate locali. L’interconnessione “dal basso” più rilevante si è avuta in Italia con l’avvento della televisione, che ha smosso il pantano di una lingua cristallizzata da secoli, cambiata dal punto di vista semantico ma invariata per morfologia e sintassi. Ora la televisione sta perdendo terreno, cedendo il passo a nuovi linguaggi e forme di comunicazione e interazione. La forma-blog sarà in grado di cogliere l’opportunità di modificare la “lingua in uso” per l’italiano? L’analisi comparata di questi aspetti in alcune blog-produzioni potrebbe rivelare qualche sorpresa al riguardo.
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19 |
di Alberto Carollo






