30

Lug

2008

Scritture in rete: fenomenologia del blog
focus on - focus on

di Alberto Carollo

* il presente articolo è comparso sul blog www.ibridamenti.splinder.com, Laboratorio Sperimentale della Scuola di Dottorato in Scienze del Linguaggio, della Cognizione e della Formazione dell’Università Cà Foscari di Venezia in collaborazione con Splinder, il 12 ottobre 2007.

 


1) In che modo la scrittura è modificata dall’opinione pubblica dei lettori del blog?

I lettori di un blog possono essere sia blogger che semplici utenti della rete. In generale l’opinione pubblica, quell’astrazione che siamo soliti desumere dai messaggi che ci trasmettono i vari organi di informazione: stampa, radio, TV ecc… ha dei blog – secondo me – un’idea imprecisa. L’opinione più comune è che sia una sorta di Fiera dell’Ego, del solipsismo più narcisistico e esibizionista, una comunità virtualcircense, una subcultura che sperimenta linguaggi multimediali e via discorrendo. E molti tra i blogger non riescono o non si curano di sfatare questa forma di “etichettatura”. Poi ci fu il caso Baldoni e l’opinione pubblica sembrò scoprire improvvisamente come la forma-blog poteva essere utilizzata da un giornalista per i suoi reportage all’altro capo del mondo. Io penso che i lettori di blog abbiano modificato la scrittura dei blogger nella misura in cui hanno dimostrato di apprezzare alcune tipologie di post. La brevità è un requisito essenziale: l’utente della rete predilige i tempi rapidi, la lettura che impegna pochi minuti – è questo anche un limite/vantaggio dello strumento (se ne è parlato): leggere al monitor stanca velocemente. Non solo: le esigenze informative degli utenti della rete si modulano su ritmi frenetici – il tempo a disposizione per informarsi genericamente, interagire virtualmente o soddisfare alcune curiosità è sottratto a altre attività del mondo reale che richiedono con urgenza la nostra attenzione. I blogger hanno dovuto perciò ripensare la loro espressione, rivedere i propri enunciati e confezionarli sulla misura del tempo che un utente medio della rete è disposto a concedere loro. In certi casi questa necessità ha portato a degli esiti ammirevoli; la rappresentazione ne ha giovato in termini di pregnanza, di concretezza e icasticità. Sul piano dello stile potrei fare alcune osservazioni rispondendo alle domande successive.

2) Fino a che punto il blogger/scrivente si lascia modificare?

Ritengo che il blogger si lasci modificare dall’opinione pubblica dei lettori del blog e dalle dinamiche insite nella blogosfera in funzione del suo progetto come blogger. In altri termini se il blogger proviene da differenti esperienze di scrittura, se si è misurato con diversi mezzi espressivi: narrativa, giornalismo, esercizio poetico, saggistica, informazione scientifica, scrittura per il Cinema, la TV, la radio, il teatro eccetera, allora la forma-blog è un’altra modalità di impiegare le proprie competenze, di misurarsi con le proprie capacità. Diverso il discorso del blogger puro, la cui scrittura è confinata esclusivamente alla blogosfera. In questo caso il carattere dominante - la sua croce e la sua delizia - è l’autoreferenzialità, che nei casi meno interessanti si riduce a un vuoto e inconcludente chiacchiericcio, omologato e omologabile, spesso sovrapponibile a svariati altri casi nelle esperienze riferite e nella superficialità delle esposizioni e relativo corredo di opinioni. Nei casi più riusciti il dato biografico viene presentato con un appeal adeguato a catalizzare l’attenzione e identificazione del lettore. O semplicemente inducendo il piacere della sua lettura. Si tratta di forme specializzate di scrittura, conseguite con esercizio costante e mano sicura, ma anche una istintiva capacità di affabulare e comunicare, di padroneggiare bene alcune tecniche e registri – magari solo quelli ma con ottimi risultati.

Certo un conto è essere un grafomane e riempire pagine di diario personale che finiranno chiuse in un cassetto, un conto è scrivere di sé sotto i riflettori del web, con la consapevolezza che quanto si scrive può essere letto e commentato da chiunque.
Il blogger si lascia modificare e influenzare dal suo pubblico di lettori nella misura in cui aumenta la distanza che lo separa dalla persona che è nel mondo reale, nella misura in cui camuffa il suo avatar. In genere l’avatar è l’espressione migliore di ciò che vorremmo essere, anche declinata in negativo, e comunque è una selezione di alcuni aspetti del nostro essere e del nostro pensiero e al tempo stesso una forma di protezione, di scudo nei confronti di un pubblico virtualmente vasto e indefinito, sentito a volte come ostile e minaccioso, al quale offriamo una parte vulnerabile e sensibile della nostra esistenza: la nostra scrittura. Siamo perciò al contempo persone e personaggi. Ma attenzione alle semplificazioni: utilizzare dei filtri a più strati non vuol dire essere blogger meno sinceri di quei blogger che fanno karakiri  di fronte ai propri lettori. A volte la mancanza di filtri determina pericolose identificazioni della persona col suo avatar/personaggio, e il rischio di manipolazioni e influenze esterne è più marcato. Un altro genere di trasformazione è quella indotta dai feedback. La scrittura si modula anche sul consenso rivolto dai lettori ad alcuni post rispetto ad altri. La risposta più naturale è quella di orientarsi verso determinate tematiche o modalità di espressione per compiacere la comunità di blogger-amici ai quali si appartiene.


3) Esistono delle astuzie dello scrivere nel blog? Qual è l’obiettivo finale del blogger? Essere letto dai suoi lettori o aspira a qualcosa di più?

Le astuzie del blogger sono un po’ i suoi ferri del mestiere, le sue capacità espressive, non solo sul piano della scrittura ma anche della veste grafica, della perizia come web-designer. La coscienza di essere sulla rete, con una tale immediatezza e semplicità, condiziona più lo stile che il contenuto dei post. Ho parlato più sopra della brevità; aggiungerei il ricorso frequente alla prima persona, la ripresa di moduli della forma parlata, di uno stile colloquiale e gergale a volte, della ricerca di artifici atti a suscitare emozioni come il turpiloquio, gli emoticon, i caratteri maiuscoli e i campi colorati, le immagini che rafforzano il senso del dettato, lo completano o al contrario creano un effetto estraniante, moltiplicando le possibilità di interpretazione. Sul piano sintattico direi invece l’utilizzo di una punteggiatura informale e disinvolta e l’andamento paratattico, il raro utilizzo di subordinate che superino il primo grado. Sul piano semantico e retorico l’ambiguità di alcune parole e enunciati, le ellissi e gli anacoluti, la mancata coordinazione tra le proposizioni e in generale alcune illogicità nelle conversazioni.

Il blogger aspira a raggiungere quanti più lettori possibile. A lui la scelta di orientarsi quantitativamente, e spesso sfociare in forme più o meno marcate di dipendenza dal mezzo, di compulsione a commentare e ottenere visite e commenti sul suo blog, con l’esito di una sorta di corto circuito comunicativo, oppure qualitativamente, con una selezione dei contatti, secondo alcune affinità elettive, avendo di mira più uno scambio proficuo di esperienze, lo sviluppo del pensiero critico e del confronto.


4) Che consapevolezza c’è del medium e delle sue potenzialità?

Ho aperto il mio primo blog nel 2003 e per quanto attiene alla mia esperienza, per quanto mi è dato percepire, negli ultimi anni la consapevolezza del medium e delle sue potenzialità è andata aumentando. Personalmente ho sempre creduto nella democraticità del mezzo, nel pluralismo e nella libera circolazione delle idee. Le potenzialità sono per certi versi ancora tutte da scoprire ma le scommesse sono allettanti. Faccio un esempio pratico riguardo a un settore al quale sono molto interessato, quello dei libri e dell’editoria. I blog hanno rappresentato e rappresentano un mezzo trasversale di propagazione di informazioni, disinteressato e libero da pressioni politiche e di carattere economico. La grande diffusione di blog che ospitano recensioni, interviste e approfondimenti sulla scrittura creativa, libri e autori ha contribuito a far circolare e dare maggiore visibilità a prodotti della media e piccola editoria, schiacciati dalla logica dei grandi gruppi editoriali, con la loro ingombrante distribuzione e promozione. Scusate se è poco. Sul piano della lingua non si escludono a priori dei possibili mutamenti. E’ risaputo che le lingue si sono modificate e evolute in base alle connessioni articolate dei parlanti, soprattutto dal basso verso l’alto della piramide. E’ accaduto così per l’inglese e il tedesco, in special modo dopo la riforma protestante. In Italia la Controriforma ha rallentato questo processo: l’esegesi biblica e l’utilizzo di una lingua codificata era appannaggio di un’oligarchia. Il “popolo bue” era frazionato in una moltitudine di parlate locali. L’interconnessione “dal basso” più rilevante si è avuta in Italia con l’avvento della televisione, che ha smosso il pantano di una lingua cristallizzata da secoli, cambiata dal punto di vista semantico ma invariata per morfologia e sintassi. Ora la televisione sta perdendo terreno, cedendo il passo a nuovi linguaggi e forme di comunicazione e interazione. La forma-blog sarà in grado di cogliere l’opportunità di modificare la “lingua in uso” per l’italiano? L’analisi comparata di questi aspetti in alcune blog-produzioni potrebbe rivelare qualche sorpresa al riguardo.


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cristina bove     |2008-08-11 10:46:51
Ottimo articolo, Alberto.
Hai fatto un'analisi molto approfondita del fenomeno.
C'è ancora dell'altro, ed è un evolversi esponenziale delle modalità di
fruimento e di frequentazione.
Penso che sia un modo nuovo di comunicare molto
più che solo attraverso le parole, ciò che tu stesso hai rilevato: la scelta
dell'avatar, delle immagini, degli argomenti più svariati, tutto a disposizione
in pochi minuti di un pubblico vasto e allenato ormai a questo linguaggio.
Poi
le storie "webali" così le definisco, quegli amori nati in rete, a
volte così intensi che nemmeno quelli reali...
e poi il compiersi e l'esaurirsi
in breve tempo di storie di ogni genere.
Il mondo blog è appena nato, chissà
dove porterà...
ciao
Alberto Carollo   |2008-08-11 23:36:27
Molto lusingato, Cristina.
"Storie webali" mi piace un sacco!!!

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Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19