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Una poesia di Paolo Ruffilli con un commento di Patrizia Garofalo. Te ne sarai accorta che più spingo per entrare e più ti fai aperta e, nell’aprirti come fossi la mia porta, di scivolare in me nel punto stesso del mio starti dentro. E nell’averti in me è il ritrovarmi intero al centro senza che mi costi, nella coincidenza degli opposti.
Commento di Patrizia Garofalo Sempre nella poesia di Paolo Ruffilli emerge nascosta e - a rinnovata lettura -, una fisicità delle parole che costituisce corpo unico con la pagina, il contesto, la tematica e si attacca alla pelle. Spesso la sua opera vive ambientazioni d’interni che si “chiudono con dolore” ad un esterno sospirato, consapevoli che l’incontro sarebbe indifferente, distratto, superficiale. Il fuori è nei suoi testi , aspirazione di altre stanze, di cielo aperto, di respiri non soffocati, di cammini nei quali risuona il montaliano avvertimento di essere “ciò che non siamo e ciò che non vogliamo”. “La porta” è la prima poesia di Ruffilli in prima persona, senza quella, pur mirabile, “estraniazione” che lo nomina come poeta-antilirico e prosastico. “più spingo per entrare e più ti fai aperta” “come fossi la mia porta” La porta apre, chiude, si schiude, si entra, si esce, dalla porta si attraversa, si penetra l’interno, si apre perché accolti, la porta si penetra come corpo , come unione di qualcuno che dall’altra parte spinge, apre, si congiunge, si lascia guardare, cogliere , si intreccia al corpo come congiungimento e proseguimento di braccia, anima, cuore e corpo. E finalmente si ritrova intero. La porta è un incontro d’amore “del mio starti dentro” “nella coincidenza degli opposti”.
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19 |







