Intervista a Renzo Montagnoli
in
occasione dell’uscita di Canti
celtici
(data di
inserimento: 23 ottobre 2007)

Renzo Montagnoli
nasce a Mantova l’8 maggio 1947. Laureato in economia e commercio,
dopo aver lavorato per lungo tempo presso un’azienda di credito ora
è in pensione e vive con la moglie Svetlana
a Virgilio (MN).
Ha vinto con la poesia
Senza tempo il premio Alois Braga
edizione 2006 e con il racconto I silenzi sospesi il Concorso
Les Nouvelles
edizione 2006.
Sue poesie e racconti sono
pubblicati sulle riviste Isola Nera,
Prospektiva e Writers Magazine
Italia, oltre a essere presenti in antologie collettive e in e-book.
È il
dominus del sito culturale
Arteinsieme (http://www.arteinsieme.net/).
Blog:
http://armoniadelleparole.splinder.com/
Davanti ad un mondo tramontato, la dolorosa
meraviglia dell'autore trova un originale
riequilibrio nel sogno e nella sua
permanenza sostenendo con intensità
empatica l'irrazionalità del
vagheggiamento come unica soluzione al
vivere.
Profondamente attaccato alla sua terra
solitaria, estesa, nebbiosa, percorsa da
canneti e barene e stagni e alberi secolari,
l'autore la ripercorre nelle sue liriche con
la precisione di una memoria che non stacca
mai sia nella ritmica del canto, sia dalla
luce, elementi dominanti della silloge
(dalla
prefazione di Patrizia
Garofalo)
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- Vuoi
parlarci della genesi dei Canti celtici: come è nata
questa silloge e cosa rappresenta nella tua personale
produzione?
Montagnoli: Si arriva a un momento della
propria vita in cui è inevitabile fare dei bilanci, con raffronti
fra il passato e il presente. Devo dire che, nel complesso, mi
ritengo soddisfatto a livello personale, ma, guardandomi
intorno, ho notato una perdita dei valori fondanti della società
che nulla lasciano presagire di buono per il futuro. Il consumismo,
che crea aspettative artificiali tali da dare solo effimere
soddisfazioni di carattere materiale, ha provocato un vero e proprio collasso della struttura sociale, con l’emersione della più
sfrenata individualità finalizzata solo ed esclusivamente al
profitto. Non c’è più l’amore, inteso nel senso più ampio del
termine, la famiglia è un optional, la patria, intesa come comunità
di genti con analoghi elementi comuni tali da farli sentire uniti
nel raggiungimento di scopi collettivi, è ormai morta; e soprattutto
si è persa la spiritualità. Purtroppo indietro non si può tornare e
allora l’unica soluzione è rifugiarsi nel sogno di un tempo antico,
dove la vita era a misura d’uomo e la natura ne era parte
integrante. Avrei voluto scrivere un romanzo, ma tuttora non mi
sento in grado e allora sono ricorso alla poesia. Nell’ambito della
mia produzione questi Canti celtici si inseriscono in un solco di
pensiero che espongo da tempo e l’unica differenza è la forma
tecnica utilizzata: il canto.
-
L’aggettivo “celtici” ha un riferimento diretto con le
tue origini “padane” o è piuttosto da collegarsi con un tuo modo
di sentire, a un'affinità con quell’antica civiltà e la sua
cultura?
Montagnoli: Le origini padane non mi hanno
influenzato, mentre invece il mondo dei Celti mi ha interessato per
le sue caratteristiche che erano basate sui valori della comunità,
della famiglia e della spiritualità. Che poi i Celti fossero
stanziati anche nella pianura padana, con il nome di Galli Senoni, è
solo un dato storico. Tengo a precisare, peraltro, che l’epoca
storica dei Canti non è esattamente determinata, in quanto si tratta
di un sogno, ma per diversi elementi può essere riferita al mondo
appunto dei Celti che popolavano anche la nostra pianura, con i loro
miti e le loro tradizioni. Era una società arcaica, ma senz’altro
più serena dell’attuale.
- La
tipologia del Canto ha un’illustre tradizione nella
nostra letteratura. Cosa hai conservato di quella forma
espressiva, cosa hai apportato di tuo e come pensi si possa
rivelare attuale la forma-Canto nell’era di Internet e
del villaggio globale?
Montagnoli: Il canto non è stato prescelto a
caso, in quanto si adatta a un’opera composta da più parti (e
infatti nel caso specifico sono 22 canti), collegate fra loro, in
modo di ottenere una continuità, il cui risultato finale è poi il
poema. Di esempi ce ne sono a iosa: dall’Odissea di Omero,
all’Eneide di Virgilio. In epoca più recente ci sono I canti di Castelvecchio
di Pascoli o i Canti orfici di Campana.
Nell’evoluzione storica l’originaria ritmicità del canto ha assunto
vere e proprie caratteristiche di musicalità, ottenute con un
rigoroso rispetto della metrica. Però io non scrivo in metrica,
perché la trovo soffocante e anche perché ho un altro metodo per
ottenere l’armonia, forse anche più complesso, con un gioco di rime
interne al verso, con assonanze e talvolta anche dissonanze, e
addirittura con il contrappunto.
Quindi ho rivisitato
completamente questa forma espressiva, con l’intento di arrivare a
comporre un poema sinfonico, basato su un lungo adagio che solo nel
finale assume un leggero crescendo.
Non ho idea di come reagirà il
lettore ma penso che nell’era di Internet la musicalità sia più
apprezzata, anche perché l’opera si legge più facilmente e si
finisce con il comprendere meglio il messaggio della stessa.
- Come
è stato il lavoro di editing al Foglio? Hai ricevuto dei consigli preziosi per la revisione dei
tuoi componimenti? E se sì quanto hanno influito sul prodotto
finale?
Montagnoli: E’ un’opera di poesia e quindi
non si può parlare di un vero e proprio editing, ma eventualmente di
consigli che, peraltro, hanno comportato solo, trovandomi d’accordo,
la soppressione di un verso fra i tanti. Quindi, l’esperienza è
stata positiva.
- Ci
vuoi dire come i Canti celtici esplorano le relazioni tra
l’uomo e la Natura? Secondo te in che misura l’uomo ha perduto
il contatto con il suo ambiente naturale?
Montagnoli: Si sa che per i Celti la natura
era elemento basilare dell’esistenza, anche perché credevano nella
reincarnazione, sempre in vegetali (i famosi boschi celtici). Alla
natura e ai rapporti con la stessa sono dedicati più canti, anche
perché la progressiva perdita della spiritualità, cioè di quella
religiosità individuale ed interiore, si è accompagnata a un
progressivo distacco da ciò che ci circonda da sempre e che finiamo
con il considerare bene solo da sfruttare.
- Ti
sarai fatta un’idea dei lettori che potrebbero avvicinarsi ai
Canti celtici. Quale pensi sia la tipologia dei tuoi lettori
e già che ci siamo: che caratteristiche dovrebbe avere il tuo
lettore ideale?
Montagnoli: A chi potrebbero interessare e
piacere i Canti celtici? A chiunque ami la poesia, a chiunque si
accosti a dei versi più con il cuore che con la mente, a chi vuole
conoscere con la propria testa, a chi non si accontenta di quello
che dice il telegiornale, a chi non ha paura di sentirsi un semplice
atomo dell’universo.
E quanto sopra vale anche come
risposta alla domanda su come debba essere, secondo me, il lettore
ideale.
(a cura della redazione[CaRtaCaNta©])
