07

Feb

2009

Ausilio Bertoli - com'è andata la serata
serate evento - serate evento

di Aurora Dal Maso e Alberto Carollo

Ad inaugurare l’anno nuovo con CaRtaCaNta, una nostra vecchia conoscenza, Ausilio Bertoli, prolifico scrittore vicentino. La sua ultima fatica letteraria è La sirena dell’immortalità edito dalla casa editrice Azimut.
Nei panni dell’intervistatore, Alberto Carollo.


- L’incipit condensa in poco più di due pagine una sorta di “presentazione” del personaggio, ma chi è Delio Rizzi?
Delio Rizzi è una persona comune che si può trovare in qualsiasi piazza di paese. L’input è venuto dall’osservazione dei presentatori di sagre paesane che introducono cantanti e poeti e mi sono chiesto: “Perché lo fanno?”. Non lo fanno per guadagno o per beneficio agli altri, ma per mettersi in mostra. La nostra è la società dell’immagine ed è nella natura umana voler apparire. Rizzi però non è un vero protagonista perché manca del talento necessario e la sua frustrazione sfocia in un disagio psichico.

- Rizzi elegge a proprio territorio di caccia la Croazia. Ripensando ai tuoi libri, questo è il primo personaggio che si allontana deliberatamente dal Veneto. Qual è il ponte che lega Vicenza alla Croazia?
I Veneti oramai vanno in giro per il mondo e quando parlano dell’Istria e della Dalmazia dicono “è nostra”. Queste mete non solo attraggono per il mare e la bellezza dei paesaggi, per il turismo, ma anche perché vi è una situazione sociale – simile alla nostra Italia alla fine dell’ultima guerra - che per certi veneti è considerata un’opportunità, es. la delocalizzazione delle industrie per gli imprenditori, la ricerca di legami sentimentali, o solo per turismo sessuale. C’è infatti molta disperazione, la gente si arrabatta come può per sbarcare il lunario; molte donne sono sull’orlo della prostituzione.

- Dai primi libri dove i personaggi si affrancavano dal mondo rurale alla svolta con “50 di bocca – Il vizio della notte”, protagonista Basilio Bossio, icona del nostro Nordest; e ora Delio Rizzi, il tipo veneto che entra nel villaggio globale. In vent’anni di attività editoriale com’è cambiato Bertoli?
Sono un sociologo di strada e come si trasforma la società anche Bertoli si trasforma perché non sto chiuso in casa, vado in mezzo alla gente, osservo gli altri.

- La tua prosa si è, per così dire, rarefatta nel corso degli ultimi libri: sempre più immediata, asciutta, evocativa, quasi cinematografica: perché?
A me piace correre nel linguaggio, essere conciso e forse a forza di provarci ci sono riuscito.

-  Parliamo di Delio Rizzi e del suo problema con le donne che mitizza o disprezza.. La sua instabilità affettiva lo fa oscillare da Sanja a Nina, infine a Irena. Il mondo femminile però gli rimane precluso. Nel romanzo ci sono donne forti che cercano di sopravvivere, di emergere, e il contrasto è netto con l’antieroe Rizzi. Tu ritieni che il personaggio corrisponda a una certa tipologia di vicentino tradizionalista e sciovinista che cozza contro un tipo di donna “autonoma”, che gli pone problematiche?
Se un ragazzo è fragile cerca la donna “forte” e Rizzi istintivamente va in cerca di queste donne. Si affida a donne di carattere, rassicuranti, capaci di indirizzarlo e prendersi cura di lui. Non è un caso che alla fine si leghi a Irena, in grado di dargli una certa notorietà locale traducendo per il pubblico croato i suoi versi.  C’è una “vicentinità” in questo anche se è spesso un luogo comune montato dai media, in quanto certi atteggiamenti li si possono rintracciare a Padova, a Treviso o in altre regioni d’Italia.

- A partire dal titolo il tuo romanzo riconduce a una riflessione sulla creatività e sulla “gestazione artistica”. Jung, per dirne una, ha analizzato gli elementi che presiedono il processo creativo e riguardo alla differenza tra genere maschile e femminile diceva che l’artista è uomo perché padre delle proprie opere. Delio Rizzi reagisce alla sterilità del suo sesso cercando una sorta di immortalità scrivendo versi, cercando di distinguersi. Concordi su queste tesi e pensi che il sacro terrore dell’artista di rimanere misconosciuto e disperdersi in una massa anonima sia reale?
Ciascuno vuole lasciare una traccia e Rizzi vuole fare esattamente lo stesso e si sente frustrato perché i suoi tentativi sembrano votati al fallimento. Miriamo tutti a fare qualcosa come Delio Rizzi, in fondo. Semmai il suo problema è proprio che queste pretese artistiche si traducono in superficiali manie di protagonismo, di esclusivo desiderio di fama e celebrità.
Non condivido il discorso di Jung e Freud riguardo all’uomo; le loro riflessioni risentono del periodo storico e infatti, attualmente, le donne sono più prolifiche nella produzione artistica.


- Hai pubblicato con Azimut. Come ti sei trovato?
Francesca Mazzucato mi ha consigliato Azimut e mi sono trovato bene.
Ho avuto un rapporto franco e leale col mio editor, Massimiliano Felli. Abbiamo lavorato bene insieme. Ho cambiato vari editori, ho sempre cercato un rapporto diretto con loro, sul piano umano e professionale; ho evitato di partecipare a movimenti, ho piuttosto cercato un percorso personale.
Il mio suggerimento è di andar per conto proprio, senza partecipare per esempio alle antologie con l’obiettivo di risultare più visibili.


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Beppe  - Aurora e Alberto   |2009-02-08 02:28:37
Cari Aurora e Alberto,
ho letto l'intervista all'autore Bertoli e mi sto sempre
più convincendo che se imboccaste entrambi le strade del giornalismo o della
critica letteraria militante, non trovereste ostacoli. Garantito. Ciao.
Antonio F.  - La mia opinione   |2009-02-08 15:17:29
Ho letto l'intervista e ho partecipato alla serata dell'incontro, veramente
interessante.
Devo dire giustamente che la narrativa di Bertoli è innovativa,
oltre che originale, perché utilizza anche le teorie psicologiche e
sociologiche aggiornate per spiegare i comportamenti dei protagonisti e
descrivere con precisione i contesti ambientali. Una narrativa impegnata su vari
fronti, mi pare.
Aggiungo il mio plauso all'attività di Cartacantalab. Un
saluto, Antonio.
Alberto Carollo  - grazie   |2009-02-09 23:26:22
Grazie Beppe e Grazie Antonio dei vostri pertinenti e lusinghieri commenti. Per
noi di CaRtaCaNta rappresentano un ulteriore sprone a proseguire il percorso
intrapreso dall'associazione, i suoi progetti e obiettivi, e tentare di
perfezionare sempre più le nostre competenze. Senza perdere due fattori
indispensabili, secondo me: passione e divertimento.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19