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di Aurora Dal Maso
Presentazione atipica quella di venerdì 2 ottobre: due presentatori - Albero Carollo e Alberto della Rovere -; due libri – Monteverde, Castelvecchi e Radiohead. A kid. Testi commentati, Arcana -; un torrenziale autore – Gianfranco Franchi -. Il pubblico rapito dalle parole del fondatore del sito www.lankelot.eu, non ha avuto un attimo di tregua. Se non c'eravate, ecco cosa vi siete persi.
- A. Carollo: Monteverde è un luogo ideale, un territorio di sogni infranti, un rifugio da un mondo votato all'autodistruzione dove si muove Guido Orsini un antieroe precario, nostalgico, anima rock. Monteverde è anche l'approdo di una trilogia iniziata con Disorder e proseguita con Pagano dove torna uno dei capisaldi della tua produzione, il tema dell'identità. In origine il libro doveva chiamarsi New Order, giusto? - G. Franchi: Era un gioco di parole. Il primo libro, Disorder, è il titolo del primo brano del primo album dei Joy Division. New Order è il nome della band dopo la morte di Ian Curtis, un omaggio ai fan e un saluto a Kandinskij. Il suo quadro Order e Disorder apparso nel film Sei gradi di separazione mi aveva colpito per il gioco tra disordine e ordine nella creatività. La persona che ha deciso di pubblicare il libro ha notato che l'ambientazione comune ai tre romanzi era Monteverde che è uno stato mentale, una non Roma. C'è una coincidenza nel mio sangue e nella mia cultura, che non sono affatto romane ma triestine e mitteleuropee, ed è appunto la frontiera. Posso dire che venendo da tante etnie diverse credo che la fondazione dell'identità poggi non su criteri di nazionalità o etnici, ma sulla lingua letteraria, l'italiano diventa così l'unica patria. - Le varie sezioni sono inframezzate da interludi dove Guido incontra un cane che ha un occhio diverso dall'altro. Com'è nata questa idea e com'è confluita nella bella copertina di Ceccato? - Ci sono tre storie: la prima è un omaggio a David Bowie; la seconda è un omaggio a un eroe di una saga irlandese Cu Chulainn; la terza è un omaggio a Otto Weininger che nei suoi taccuini raccontava che l'incarnazione del male era un cane nero. Quando ho scritto il libro nel 2007 incontravo cani con occhi dai colori differenti, erano apparizioni ispiratrici e inquietanti. - Nei tuoi libri ci sono le influenze più disparate. Nelle recensioni vengono citati Arbasino, Morselli, Manganelli, Coe, Hornby...quali sono i libri dai quali non ti separeresti mai? - Dissipatio Humani Generis di Morselli e visto che siamo in Veneto parliamo di narratori veneti: il Male oscuro di Berto, Meneghello, Piovene. Tra le nuove leve Morici, ma in questo momento ci sono narratori che sembrano scrivere letteratura americana tradotta in italiano. - Sei anacronistico perché ripresenti la figura del Maître à penser. Come vedi in Italia il futuro del letterato? - Difficile fino a quando non ci sarà un governo in grado di restituire alla letteratura la sua centralità. La sensazione è che in futuro potrà e dovrà venire dagli artisti, dagli intellettuali, la scossa per il cambiamento. Chiaro che in una nazione in cui incide più la tivù e il quotidiano più letto è la Gazzetta dello sport, è difficile pensare che sarà un libro di narrativa a cambiare la situazione. Io mi sono chiesto per anni “perché in Italia non cambia niente? Perché il caso letterario è un romanzaccio di Ammaniti o della Tamaro”. Arriva Gomorra di Saviano e dov'è la rivoluzione? Dov'è la reazione di 60 milioni di abitanti? Come intellettuali incidiamo sulle coscienze di una minoranza, serve uno scatto superiore, non bisogna arrendersi, bisogna combattere. - Scrivi nell'articolo 3 dei Diritti del Letterato: “Nessun partito, e nessun uomo politico può essere proprietario di una casa editrice. L'editoria dev'essere libera, indipendente e finanziata da un libero imprenditore, dallo stato e dai cittadini”. Sappiamo che in Italia non è così. Come vedi da consulente editoriale il futuro dell'editoria? - Finché ci saranno grandi gruppi editoriali che governano, le piccole e medie case editrici di qualità faranno fatica a emergere. Perché i libri Feltrinelli non sono mai recensiti? La risposta è: a che serve quando ho catene di librerie su tutto il territorio con pile di libri abnormi? Oltre a questo ci sono tanti problemi legati alla distribuzione. Ciò che ho espresso come speranza è che un giorno si riesca a creare una concentrazione di piccoli e medi marchi (da 80 uscite l'anno). Ora non c'è una suddivisione democratica, non c'è concorrenza leale, accade ad esempio che da Feltrinelli voi compriate un libro edito da Meridiano Zero o Alet. Del 70% di copertina, il 35% va alla libreria, il 35% alla distribuzione PDE che ora guarda caso si chiama Feltrinelli, quindi finisce tutto nelle loro casse. Rimane un 30%: un 6% va all'autore, con il 24% si deve pagare la tipografia, le bollette, i redattori. Con queste leggi in Italia quanto riesce a marginare un piccolo editore? Per non parlare di quanto posto il libro riesce ad avere sulla stampa. Ci vorrebbe un cambiamento radicale. Bisogna battersi, informare e soprattutto controinformare. - Sei fondatore di www.lankelot.eu, cosa rappresenta questo sito per te? - Ho pensato di dare una risposta pratica all'assenza di una rivista letteraria di riferimento per tutti pulita e trasparente in cui il lettore possa chiedere spiegazioni all'articolista. Diamo l'esempio di un agorà virtuale trasparente dove chiedere al recensore perché ha scelto di recensire questo libro, perché questa casa editrice. C'è la possibilità di commentare, di segnalare e tutto questo crea un circolo virtuoso. Questo nella stampa non succede e non succederà mai. - Tu sei un'anima rock e racconti di un'invasione nel quotidiano della musica, dove andremo a finire? - Per l'industria discografica è il principio della fine perché siamo tornati all'epoca dei 45 giri. In questo momento c'è la distruzione della cultura del cd non solo come formato ma anche come concetto, hanno stradicato il concetto principe dell'album che aveva una sua poetica e un suo senso perché c'era un percorso nell'album, c'era arte nel booklet. Hanno disintegrato un mondo, una cultura rendendo tutto liquido e digitale. Ora siamo tornati nell'era dei juke box, si cercano solo i singoli e in questo senso i Radiohead hanno avuto una buona intuizione quando hanno annunciato che faranno uscire sequenze di singoli. A domani con la seconda parte dell'intervista.
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19 | |||||||||||||||||||||||||||







