20

Ott

2009

Incontro Gianfranco Franchi 2 ottobre 2009-seconda parte
serate evento - serate evento

di Aurora Dal Maso

Ascolta l'audio della serata

Il secondo testo sgorgato dalla penna dell'irrequieto Franchi è Radiohead. A kid. Testi commentati, Arcana. Il primo studio europeo dedicato all'analisi di tutte le canzoni di una delle band, lasciatemelo dire, più grande di tutti i tempi. La palla, per questa parte dell'intervista, passa a Alberto della Rovere.

- Alberto della Rovere: La copertina è peculiare, non è identificativa dell'artista trattato. Magari il libro è nato per commissione, ma è un libro tremendamente di Franchi, puoi parlarcene?

- Gianfranco Franchi: La copertina ha una storia romantica. Nella prima fase del libro stavo cercando l'apparato iconografico della band, avevo trovato un'immagine che mi aveva colpito molto e l'ho scelta perché c'è una stella bianca e sotto c'è scritto “against demons”. Detto da una band laica può sembrare strano e invece quanta spiritualità ho incontrato nei versi di Thom Yorke.

Il testo è stato commissionato da Stefano Scalich, direttore di questa collana, e il motivo si poggia su tre aspetti fondanti: aveva letto i miei testi di narrativa e aveva trovato dei richiami ai Radiohead; aveva letto dell'incontro con una delle eminenze grigie dei Radiohead, John Butcher; infine aveva letto un mio studio sui Radiohead pubblicato una decina d'anni fa ai tempi di Kid A in cui cercavo di dare un senso nell'apparizione del bambino androide in quel disco.

- Sembra che per tutti i gruppi storici del rock sia necessaria una figura di corollario, per i Radiohead c'è John Butcher che tu hai incontrato. Com'è andata?

- È stato un episodio grottesco. Quando a vent'anni spedivo i miei manoscritti andavo in pellegrinaggio al Cimitero Protestante di Roma per domandare a John Keats protezione e sostegno per i miei scritti. Un giorno, all'altezza della tomba di Gramsci, mi si para davanti un tizio che mi chiede: “Dov'è la tomba di Pasolini?”, io gli rispondo e lui dice: “Io vengo da Oxford, cosa conosci di Oxford?”, rispondo: “I Radiohead”. Il tizio dice di essere John Butcher, di aver suonato nei TNT, la prima formazione dei Radiohead e d'insegnare scrittura creativa. Faccio una battuta: “Insegna a scrivere a Thom Yorke perché i testi non sono degni della musica”, lui replica: “No, sono testi pieni di citazioni”. Butcher parlava dei testi di Yorke come fossero i suoi. Io gli ho domandato due cose come prova della sua credibilità: “Chiedi alla band di suonare a Roma e dedicare una canzone a John Keats”. Quando uscì Pyramid song corsi a comprarlo, ma non parla di Keats, però parla di anime. Il primo sepolto del cimitero Acattolico di Roma è uno di Oxford, strano cortocircuito. Anni dopo leggo in una biografia della band scritta da Mac Randall che John Butcher è una figura inesistente. Scrivo all'autore dicendo che ci ho parlato, ma lui non mi ha mai risposto. Negli anni ho scoperto che John Butcher dava dritte nei siti dei fan per leggere i testi dei Radiohead, quindi o è un pazzo o è un fantasma. Dieci anni dopo questo incontro io ho scritto un libro sui Radiohead.

- È presente la tematica delle B-side. Le collezioni e Yorke trae materiale per gli album da queste?

- Ero collezionista di singoli perché avevo imparato che per le band inglesi era lì che si trovavano gli embrioni dei futuri lavori. Nelle B-side c'era tutto ciò che non poteva essere messo nel disco cose particolari, intense e bellissime. Uscivano per esempio in sei versioni in sei nazioni differenti, live, bootleg e ciò ha creato pezzi unici. Quanto all'appartenenza di Yorke a questo tipo di cultura, è esattamente così, è un riscrittore di se stesso e delle sue fonti, lascia “cicatrici della menzogna”, i suoi testi sono come un gigantesco palinsesto dove si vedono tracce di stesure differenti.

- Hai citato Pynchon che è un vate per Yorke. Ci sono influenze letterarie molteplici: Adams, Orwell, una delle più curiose è Dante dalla moglie dantista, Goethe, Carroll e le scritture sacre. È un canzoniere che vive di letterature e arte. Qual è l'uso che fa Yorke della narrativa in termini di letteratura?

- Leggendo tutti i testi di uno che ha fatto liceo e università a Oxford ci si attenderebbe la classica spocchia di Oxford, ma non c'è. C'è voglia di condivisione di opere amate preferibilmente poco note. Della saggistica riprende Chomsky, Monbiot, intellettuali non allineati, anarchici.

- C'è una compresenza in Yorke tra spirito sacro e spirito goliardico. C'è una figura, un sorta di avatar, il trickster. Ne puoi parlare?

- In un disco minore c'è una canzone che si chiama Trickster, ma non c'è un termine per tradurlo, è uno spiritello burlone, un invertitore della verità. Yorke è il trickster, non è malinconico e depresso, è uno che si prende gioco di qualunque cosa soprattutto di se stesso.

- Tu definisci Yorke come“un cittadino responsabile e coraggioso, capace di limpide prese di posizione politiche, sempre estranee ai partiti e alle ideologie”, una sorta cavaliere medievale. Nelle sue liriche segue tre linee guida: l'apocalisse, l'amore e le reminescenze letterarie. Volevi evidenziare questo lato b di Yorke e, domanda provocatoria, cosa pensi di Creep nella versione dell'innominabile?

- I Radiohead hanno preso in giro Vasco. Quando Creep ha avuto successo l'hanno chiamata crap 'merda' e per 15 anni hanno rifiutato di suonarla dal vivo, non ne possono più, vorrebbero cancellare. Quando è arrivata la comunicazione che chiedeva la cover hanno detto sì perché la odiano. Chi conosce i Radiohead sa che è uno sfregio a Vasco Rossi.

- Le keywords di Yorke quali sono?

- Yorke ha dei filoni, delle parole chiave. Un vecchio maestro mi disse che quando interpreti la letteratura degli inglesi o americani devi fare attenzione ai passi nominati della Bibbia e in effetti in Yorke ci sono. C'è una forma di circolazione di parole, di frasi che è impossibile non attecchiscano nel tuo immaginario e nei testi ci sono persino parole provenienti da Dante che fa parte del mondo della moglie, esperta di Dante. Ho trovato tracce di filastrocche perché ora ha due bambini. Da quanti e quali mondi diversi vengano certi richiami...

- C'è una citazione di Griffiths dal saggio Ok computer, in cui la voce di Yorke è definita come “luce, dolcezza”. A suo tempo sono usciti quasi coevi Pablo Honey e Live at Sin-é del compianto Jeff Buckley, da quel momento si sono moltiplicate le voci maschili in falsetto, come interpreti questo fenomeno?

- Penso a Lou Reed che è stato il primo a mostrare come si potesse essere uomo/donna ed è qualcosa che racconta lo spirito occidentale. Una delle voci più belle è quella di Antony and the Johnsons baritonale e femminile. È una delle cifre stilistiche della musica contemporanea essere uomo/donna.

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pungola     |2009-10-21 21:13:03
Ho letto alcuni passi del libro in questione, andando a scovare le canzoni
preferite Nice dream, ecc. ma è riduttivo per il libro di Franchi perché ogni
commento al singolo testo è legato all'altro. A prima vista mi sembra un lavoro
immane, non trovate?
Cigale  - enciclopedico   |2009-10-28 10:11:01
Enciclopedico è l'aggettivo giusto per il lavoro di Franchi. Questo libro sui
Radiohead è una chicca per i fan del gruppo. I lettori più smaliziati vi
troveranno invece numerose suggestioni letterarie. E' un libro che comprende
molti altri libri, una lettura stimolante che non mancherà di arricchire anche
il bibliomane più scafato.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19