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di Aurora Dal Maso
Intervista a cura di Alberto della Rovere.
Albero della Rovere: Iniziamo dal titolo, il tema del doppio riguarda non solo il ritratto di Giorgione che campeggia in copertina, ma è relativo a una dualità dialettica esistenziale, affettiva che coinvolge tutti i personaggi? Alberto Carollo: Il tema del doppio attraversa il romanzo in maniera preponderante, ma non è una cosa voluta a priori perché sono partito dal caratterizzare i personaggi e poi in un secondo momento ho rinvenuto un fil rouge che li collegava anche in base alla letture che in quel periodo facevo. Due parole sul romanzo: Alfredo Algelo, il protagonista, è insegnante e aspirante scrittore che si ritrova nella Vicenza di fine anni '80 a vivere una serie di vicende. Alfredo cerca di esprimersi, è un essere creativo e ha la sfortuna di incappare in Alina, la ragazza di un pubblicitario, donna inquieta che cerca soluzioni alla propria esistenza. I due creano una sorta di alchimia sentimentale che genera problemi e tormenti. Qui mi riallaccio al tema del doppio: da una parte Alfredo cerca d'interpretare il sentimento per Alina e lo ricerca nel logos, nella ragione, nel linguaggio; d'altra parte Alina vive in maniera istintuale e si rivelerà una mantide. Questo è il primo tema del doppio, la contrapposizione tra Alfredo e Alina, poi c'è il tema dell'amicizia tra Alfredo e Adone, il rapporto del “doppio artista” tra Alfredo e la scrittrice milanese Ilaria Baldini e infine il Doppio ritratto di Giorgione.
ADR: Alfredo è afflitto da malinconia, lui la riconosce in Dürer, Munch, Van Gogh. A riguardo tu nel romanzo offri delle digressioni di carattere saggistico, soprattutto nel rapporto con Ilaria Baldini. Ce ne puoi parlare? AC: La malinconia è la vera protagonista del romanzo e posso dire di aver sofferto in un paio di occasioni di malinconia nella mia esistenza. È qualcosa di difficile da inquadrare ed è una caratteristica importate nel pensiero occidentale. Ho iniziato ad interessarmi di malinconia leggendo un articolo su un quadro, il Trittico Portinari di Hugo van der Goes: nel pannello centrale c'era un'aquilegia, fiore che che simboleggia la malinconia. Il pittore sembra che si sia autoritratto perché in un angolo pare ci sia una figura riconducibile a lui ed è in linea con l'idea che i malinconici tendono a farsi un autoritratto per dare una forma alle inquietudini che vivono. C'è proprio un excursus a livello artistico su questo tema, ma il Doppio ritratto di Giorgione vede la malinconia come una caratteristica tipica dell'essere creativo e nel quadro si nota che il personaggio con il mento incassato nella mano tiene nell'altra un'arancia da un sapore aspro, il melangolo, emblema dell'amore che genera amarezze, inquietudine e appunto malinconia.
ADR: Jonathan Coe scrive ne La famiglia Winshaw: “Forse era per questo che la vita dello scrittore mi era sempre sembrata così allettante, per il rifugio che offriva di fronte alla fatica dell'inserimento sociale, per la luminosa legittimazione conferita alla solitudine”. Questo non è tanto lontano dalla condizione di Alfredo e anche di Ilaria, giusto? AC: Ilaria scrive una lettera a Alfredo che è un bilancio della sua vita fatta d'inquietudine, solitudine e malinconia. Non è una lettera triste come si può pensare, in realtà Ilaria attraverso un percorso personale è giunta alla condizione di bastare a se stessa. La malinconia in questo caso esprime un senso d'inadeguatezza, la consapevolezza di non sentirsi a casa in nessun posto e una ricerca per dare forma alle inquietudine interiori. Alfredo lo fa cercando l'amore.
ADR: Mi ha colpito il tono espositivo di Alfredo. È sempre un tono in accordo con questa malinconia, è sempre sommesso, dolcemente docile e mi ha ricordato le Opinioni di un clown di Böll. AC: (ride) Non posso che ringraziarti per l'illustre paragone. Alfredo non è uno che urla, ma dice cose importanti e cerca delle risposte attraverso l'arte e la vita perché questa dicotomia è imprescindibile. Lui capisce che l'arte arriva fino a un certo punto ed è dominio della ragione, oltre c'è un territorio inesplorato che è quello dei sensi dove Alfredo si trova inerme.
ADR: Altra caratterizzazione è la circolarità del romanzo. Ti chiedo: quanto è costruito a tavolino e se è desunto dalle arti figurative che hai affrontato nel corso della stesura dell'opera. AC La circolarità è un espediente interessante perché il romanzo si apre nel 1991 quando alla porta di Alfredo si presenta la signora in grigio, personificazione della malinconia. Stavo leggendo in quel periodo le Rime di Dante - Un dì si venne a me Malinconia e disse: “Io voglio un poco stare teco - e ho pensato: “Perché non immaginare una situazione simile?”. Da questa situazione iniziale si torna indietro un paio d'anni per vedere i fatti e quindi ho adottato la soluzione perché funzionava sulla carta, avevo visto da poco Pulp fiction che ha struttura circolare e perché accentuava il senso di compiuto.
ADR: Hai parlato di percorso e ricerca. Doppio ritratto è un romanzo di ricerca della verità e la modalità di ricerca è il bello nell'opera d'arte. È stata intenzionale questa ricerca di verità? AC: Si ricerca la verità nella bellezza artistica, ma in realtà Alfredo si pone delle domande per dare compiutezza all'esperienza che sta facendo e nel suo vagabondare incoccia nel Doppio ritratto di Giorgione che gli darà fatta e finita una forma compiuta per la propria espressione. Lui scava per portare in luce una bellezza in ombra, le risposte si perdono sempre, non sono importanti, è importante il processo che porta a questa ricerca.
ADR: Ho rivenuto vari influssi degli scrittori vicentini che hanno descritto i limiti della forma mentis locale (Parise, Piovene) e c'è un personaggio identificativo che è Adone. Qual è il tuo rapporto con la città? AC: Il rapporto con questa città è di amore e odio, sia per Alfredo sia per il suo autore. Gli scrittori hanno sempre la percezione di Vicenza come di una città bellissima, ma indifferente. Il romanzo è ambientato alla fine degli anni '80 e c'è un episodio in cui Alfredo si trova a girare in centro durante la celebrazione del funerale dell'onorevole Rumor. Alfredo guarda i cornicioni della Basilica e vede le statue greche di Pallade e Atena che sembrano guardare le vicende umane come per dire: “C'è un grande subbuglio, ma noi faremo il possibile perché tutto torni silenzioso”. In effetti Vicenza è una bella addormentata e lo viviamo anche noi con la nostra associazione. Ci sono associazioni che non trovano un adeguato sbocco, un riconoscimento. Vicenza, così come tutto il nordest, è un polo dove la gente legge e s'informa, ma lo facciamo nascosti nel nostro angolino e soprattutto dalle istituzioni non c'è un feedback adeguato. Alfredo vive la medesima situazione quando dice: “Vorrei trovare qualcuno che mi assomigli, un interlocutore adeguato”. Infine c'è Adone, regista di teatro e amico di Alfredo, che mette in piedi questa pièce tratta da Parise, non ha riscontro e confessa all'amico: “Può darsi che non ne valga la pena”.
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Venerdì 23 aprile abbiamo avuto l'onore di accogliere un ospite di tutto riguardo, il nostro Presidente Alberto Carollo che firma il suo primo romanzo Doppio ritratto (Edizioni Creativa, 2010). Il protagonista, Alfredo Algelo, si dibatte tra l'ossessione artistica per il Doppio ritratto di Giorgione e l'ossessione amorosa per Alina. Auguriamo un meritato successo ad Alberto e segnaliamo il sito 






