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(Edizioni Il Foglio, 2007)Incontro con Patrizia Garofalo Villa Lattes, 07 marzo 2008. “Il silenzio è ascolto di sé fino all’esplosione della scrittura”. Dopo aver ascoltato queste parole di Patrizia Garofalo ho pensato che l’indomani mi sarei svegliato, il mattino, e avrei guardato al silenzio con occhi nuovi, diversi. E la tentazione di isolare piccole chicche del Garofalo-pensiero, folgoranti aforismi, sghembi, improbabili haiku stillanti sudore e lacrime è forte, ma preferisco tralasciare e rimando il lettore alla levigatezza dei suoi componimenti, a perdere la bussola in mezzo a quei grappoli di parole, affogate nell’horror vacui dello spazio niveo della pagina, presenza ubiquitaria, (Lo stupore/Del bianco che acceca), “voce del silenzio” in fieri. Considero un grande privilegio l’aver portato a Vicenza – con l’ausilio di amici carissimi e di una squadra affiatata – la carica umana e poetica di Patrizia Garofalo. Patrizia è pervenuta, con la sua ricerca espressiva, a esiti di sorprendente rigore, a una distillazione formale del dettato poetico, a una strutturazione del verso talmente minimale che è difficile eludere la fascinazione che promana dalle sue sillogi poetiche. Non è certo di facile lettura, Garofalo, per i lettori distratti che vi si accostano. Richiede un pensiero vigile, un occhio aduso alla bellezza e un cuore vulnerabile, disponibile ad affidarsi alle premure di chi non blandisce, di chi non tradisce. Il curatore Alberto della Rovere è stato un sapiente maestro di cerimonie, abile a condurre anche il lettore profano nelle pieghe palpitanti e perturbanti dell’universo della poetessa del silenzio – e non è un caso che Patrizia giunga a noi dalle brume geometriche della vicina Ferrara. Garofalo ha saputo porsi in empatia con il suo pubblico, silente e partecipe, colto da incantamento, offrendo il fianco a un’indagine garbata e affettuosa quanto approfondita e vorace del suo motore poetico, dei palpiti e dei sentimenti che lo animano. Abbiamo conosciuto una donna e una poetessa vera, concreta, che ha saputo liberarsi – in una sorta di catarsi purificatoria – di filtri e sovrastrutture, e parlare delle sue gioie, ma pure delle paure, delle malinconie e paturnie della morte (Mi sarebbe piaciuto/Ascoltare/Il silenzio/Erigere un/vestire i morti/Accompagnarli alla terra), dei suoi trionfi e dei suoi insuccessi, della sofferenza stillata e stillante, sperimentata sulla sua pelle (Nessuno si accorge/Che ho la pancia/Squarciata dalla luna) o condivisa con il genere umano che trascorre sotto la lente della sua scrittura (Annota/Una donna/Un giorno di mancanze/E/Ne trattiene la memoria), in una sorta di journal intime (Un testamento/Scritto dalla follia) che vorrebbe quasi liberarsi dell’ingombrante fardello della persona per transustanziarsi in quella parola spolpata fino all’osso, eppure tavolozza cangiante (Cercava il colore più intenso/I fiori/In primo piano/esplodevano dal quadro), arte maieutica di passare l’acqua al setaccio e di estrarne la salgemma dell’esistenza (Partorirò/Accosciata a terra). E come quel silenzio che Affretta/I passi del tempo/E/Inghiotte parole, così la matassa di questo curioso incontro si è sfilacciata con rapidità; a poco sono valsi i nostri sforzi di trattenere il filo, Si è dissolto/muto, liberatosi dei panni ingombranti, degli orpelli superflui e della cosmesi, per farsi carne e sangue al cospetto dei nostri sensi irretiti (Su polveri di sangue/L’attesa/Di firmarsi poeti). Grazie Patrizia. (Alberto Carollo) l'intervista a Patrizia Garofalo la puoi leggere qui. una recensione del libro la puoi leggere qui. visualizza le foto della serata qui.
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19 |
(Edizioni Il Foglio, 2007)






