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Ho il piacere di conoscere personalmente Ausilio Bertoli da qualche anno e, ancor di più, di aver letto tutti i suoi libri, che cominciano ad essere un numerino rilevante. Gliel’ho pure chiesto, tra le varie domande postegli nel corso di questo incontro: Hai alle spalle diversi libri. Ce n’è qualcuno, in particolare, che avresti voluto scrivere in altro modo, o che pubblicazione e fortuna letteraria fossero andate in modo diverso? Lui ci ha pensato un po’ sopra, poi ha detto che di rado si guarda indietro. Scritto un libro se ne libera, lo consegna ai suoi lettori e via, già guarda a un nuovo progetto. Bertoli è uno che guarda avanti. Non solo come narratore – tra i primi nel Triveneto a adottare internet e le sue risorse, e pubblicare un e-book come Amore di banca – ma anche come sociologo. Invece di starsene nel suo studio a rivoltare saggi e compulsare articoli, preferisce scendere in strada, andare alla fonte per comprendere le dinamiche, i problemi. E così ha fatto con questa ricerca sulla devianza, dal quale è scaturito il materiale per il suo ultimo 50 di bocca il vizio della notte (Giraldi Editore). Un’altra bella domanda che gli è stata fatta è come faccia a scindere il sociologo dal romanziere. Una domanda capitale, ha detto lui, me lo chiedo spesso, e lì ha cercato di argomentare adeguatamente. Ma basterebbe leggere un suo libro per rispondere: la lettura è già una testimonianza di questo processo. La materia della sociologia è una sorta di pre-testo, una modalità privilegiata per indagare certi fenomeni, con metodo. Ma la narrativa brilla dell’immaginazione, della capacità di affabulare, di selezionare, di far risaltare il fatto anche inventando – l’arte è tra tutte le menzogne quella che mente di meno, diceva Flaubert. In questo suo ultimo libro Bertoli, secondo me, si è pure superato. Ha accantonato per un po’ la Gente tagliata (sua splendida silloge di racconti di qualche anno fa, Edizioni del Leone) della campagna rurale vicentina e padovana per inseguire i suoi anti-eroi, coi loro piccoli vizi e grandi virtù (o viceversa) nelle metropoli del Nord est, per vedere quanto sono smarriti, quanto hanno contrabbandato la loro umanità sull’altare del Dio denaro. Per questo le peripezie di Basilio Bossio ci toccano un po’ da vicino, anche noi che non andiamo a puttane (o lo facciamo credere): perché quello che rischiamo – veneti e non veneti – è ogni giorno di più di considerare i rapporti umani a mera merce di scambio, e di ossessionarci per paradisi artificiali, surrogati di una vita vera e piena, anestetico per le forme depressive o il senso di fallimento esistenziale. E’ stata una serata da lupi, in senso meteorologico, quella del 23 novembre sera, e questo ha contribuito a decimare quei titubanti che hanno preferito il focolare domestico a una serata culturale, le quattro mura di casa e Zelig (forse) a una proficua esperienza cognitiva. Ma tant’è, è sempre così difficile far uscire la gente di casa. Per un libro, poi… Il pubblico presente era comunque molto interessato, e questo non può che farci piacere e motivare. Alla fine è stata una lunga chiacchierata, inframmezzata da due brevi letture tratte dal libro, durata un paio d’ore. Poi Bertoli ha risposto alle domande dei presenti. Un sentito grazie all’autore, infine, perché il ricavato della vendita dei suoi libri nel corso della serata è stato devoluto a favore della nostra associazione, un contributo che ci permetterà di offrirvi altri autori e altri libri, e fare la promozione che meritano. Ausilio Bertoli è stato un vero signore, non c’è che dire. Buono anche il feed-back della stampa: hanno parlato di noi Il Gazzettino edizione del Veneto e IlVicenza, oltre ai vari siti e portali internet e Informacittà City Lights. Che volere di più? (Alberto Carollo) Altro materiale CaRtaCaNta:
intervista a Ausilio Bertoli le foto della serata le puoi vedere qui.
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19 |
Il vizio della notte





