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Mag

2009

Incontro Alberto Garlini 23 maggio 2009 PDF Stampa E-mail
serate evento - interviste agli scrittori

di Aurora Dal Maso

Ascolta l'audio della serata

 

Sabato 23 maggio presso la libreria Mondadori di Vicenza, CaRtaCaNta ha ospitato lo scrittore Alberto Garlini. Nato nel 1969, curatore del Festival Letterario Pordenonelegge, ha pubblicato, tra gli altri, Fútbol bailado (Sironi, 2004) ambientato nel 1975 in cui la figura di Pasolini è centrale.
Al centro della nostra chiacchierata, “Tutto il mondo ha voglia di ballare†(Mondadori, 2007), storia di un’amicizia tra Roberto e Riccardo, Chiara e Pier Vittorio Tondelli, scrittore cult degli anni Ottanta, “Anni allegri, forse futili, ma breviâ€.
In veste di presentatore, Alberto della Rovere.


- La scena iniziale si lega al tuo romanzo precedente “Fútbol Bailado†ed è descritta in termini quasi sacrificali, è simbolo della fine di un epoca (siamo a Parma negli anni Settanta) e si lega al sacrificio di Pasolini.

- I protagonisti di questa scena sono due bambini Riccardo e Roberto che si conoscono durante un rito contadino, la macellazione del maiale. La loro storia sarà legata a questi temi sacrificali. Ho iniziato il romanzo in questo modo, siamo nel 1975, perché è legato a un aneddoto di un protagonista del libro, Pier -Tondelli - famoso scrittore anni Ottanta. Tondelli scrisse una tesi sulla cultura del vino, un atto d’amore verso la sua terra Correggio, ed Eco, suo professore al Dams, disse che era una cosa insignificante; i due litigarono. Tondelli racconta anche come la morte di Pasolini lo colse di sorpresa e fu per lui una delle giornate più brutte della sua vita. Ho messo insieme il rito dell’uccisione del maiale, la morte di Pasolini e il racconto di Tondelli. Questo crea un forte collegamento con il romanzo precedente che aveva come protagonista Pasolini.  

- Negli anni Ottanta c’è un dire “basta†al terrorismo, a un modo di porsi che è estremizzato e c’è una voglia di ballare, un’esplosione a livello musicale.
- Il titolo deriva da un critico musicale dell’epoca, Masserini, che diceva: “La musica quest’anno si misura in battute al minuto, fra le centoventidue e le centoquarantaquattro: la chiamano “discoâ€. Tutto il mondo ha voglia di ballare.â€. La discomusic aveva un ritmo più veloce della musica precedente e da questo si capiva che erano cambiati i tempi, che si cercava una strada diversa. Sono stati anni effimeri, ma sono stati anni in cui si è voltato pagina.
M’interessa la genetica dell’attualità, perché noi adesso siamo così e negli anni Ottanta nasce un modo di vedere il mondo che ancora oggi è lo stesso e ora siamo diventati impalpabili, sino ad arrivare alla “società liquidaâ€, come la definisce Bauman, ovvero prendi tutto subito e non sperare di progettare. Ho vissuto in quegli anni uno spaesamento perché non esisteva una grammatica con la quale rapportarsi al mondo. Riccardo, uno dei protagonisti del libro, dopo l’incidente a Chiara, non sa come rapportarsi al dolore, dice: “Come faccio a soffrire se nessuno me lo ha insegnato?â€. Negli anni ’80 ci si muoveva verso una direzione, ma con lo sguardo del novizio. Si viveva in modo più radicale, fino in fondo, ingenuo, ma più vero.

- Pier dice: “Ho bisogno di storieâ€. Era un’esigenza fortissima in Pasolini e Tondelli e c’è uno sguardo “a periscopio zeroâ€, uno sguardo d’innocente purezza anche in Garlini.
- Una cosa che faccio sempre nei miei libri è mettere uno scrittore come protagonista. Quando scrivo, mi calo nel periodo storico in modo onnivoro e ossessivo, però quello che mi fa vivere un periodo storico è la scrittura. La scrittura si relaziona all’idea della morte, tu vivi un momento e sai che fuggirà e la scrittura è il gesto che cerca di trattenere questa cosa. Tondelli ci riusciva, ti faceva sentire la vita di quel periodo. L’idea di trovare un brandello di una vita e riviverlo è la forza della letteratura ed è la forza dell’empatia. Bisogna piangere con il protagonista, seguire la sua storia. Ognuno di noi vive una vita che ha certe coordinate e la letteratura colma il vuoto di esperienze.

- C’è stato una sorta di studio oltre che di omaggio affettuoso a Tondelli e mi ha colpito l’evidenza data al lato privato di Tondelli.
- Ha cambiato sempre aspetto, non riuscivi a coglierlo e aveva bisogno di nascondersi. Non ha mai presentato i suoi libri a Correggio (paese di nascita), aveva fatto una sola presentazione durante la quale aveva parlato sempre l’editor, lui aveva solo ringraziato. Quella volta si presentò con méches bionde e capelli a spazzola perché sentiva il bisogno di mascherarsi. Era un tipico esponente degli anni Ottanta cambiava sempre, precario, si muoveva secondo mode e tendenze.

- In Tondelli c’era questa esigenza di difendere il privato (usava la parola “satoriâ€) unita alla volontà di vegliare sulla società anni Ottanta come scrivi a pag. 72 “Pier deve vegliare su di loro, sulla loro furbizia ingenuaâ€. Una generazione che non può più prevedere quel sacrificio pubblico di Pasolini, ma un sacrificio privato.
- Pasolini è uno scrittore infinitamente più grande di Tondelli e ogni età ha lo scrittore che si merita. Pasolini è morto in forma sacrificale a Ostia in circostanze poco chiare e se ne parla ancora, mentre Tondelli muore solo in una stanza di ospedale a Reggio Emilia e poi viene sepolto in un piccolissimo cimitero di campagna per, come diceva lui, sentire gli echi dei bevitori di vino. Da una morte pubblica si passa a una morte intima. La parola “satori†presa da Kerouac è un momento di comunione tra l’individuo e la vita che gli scorre intorno. Tornando in traghetto dalla Grecia, Tondelli vide dei ragazzi e disse che sentì il bisogno di vegliarli, di raccontarli.
Pensate a come interpretavano certi scrittori gli anni Ottanta, per Benni era l’epoca del male, mentre Tondelli partiva dalle stesse posizioni, ma intuiva negli anni Ottanta uno spirito di libertà, capiva che era un momento di grande creatività e andava in giro, viveva la vita. A me interessano questi scrittori che raccontano la vita e la fanno sentire.

- La prima cosa che balza agli occhi è la forma di scrittura, paratattica, ieratica, c’è una disincantata levitas.
- Mi fa piacere, tu sei il primo che lo nota perché io scrivo romanzi paratattici. Le frasi sono tutte principali, democratiche, scrivo al tempo presente che è la forma dell’attualità per far percepire la vita che scorre.

- Nel libro viene bruciata la prima tiratura di “Biglietti agli amici†e questo diventa metafora del rogo degli anni ’80, della fine del decennio?
- Era un particolare della vita di Tondelli che mi aveva colpito. Dopo molte insistenze della case editrice Baskerville, lo scrittore decide di pubblicare questi biglietti personalissimi per gli amici che dovevano comparire solo con le iniziali. Gli editori si sbagliano, mettono i nomi per intero e la prima tiratura deve essere bruciata. Mi è venuto in mente che potesse avere un significato simbolico e che lui volesse vedere quel rogo. Tondelli divideva gli anni Ottanta: fino al 1985 c’era stato il periodo della creatività, poi l’epoca del conformismo edonistico.

- Si ripropongono nel libro scrittori, artisti o personaggi storici del decennio: Conte, Craxi. Ho colto una similitudine tra l’uso della citazione in Tondelli. In te e lui c’è questa modalità abile e rara di usare questi personaggi impiegati ad usufrutto della pagina.
- Tondelli mitizzava scrittori e scrittura, si segnava le frasi, sottolineava, sapeva a memoria. Mi sembrava una trascrizione della sua anima, prendere a prestito delle parole per costruirsi l’anima. Io, invece, li uso nel modo più utilitaristico possibile e faccio parlare i personaggi citati con le loro parole. Il mio è un andare incontro al personaggio attraverso le sue parole per descriverlo al meglio.

- Il finale un po’ corre sia a livello di trama che stilisticamente e alla fine c’è una sorta di miracolo laico.
- È un aspetto a cui tengo, lascio sempre un’apertura al miracolo perché si ricollega alle origini del romanzo. È come una stanza con una parete aperta. È difficile renderlo nel romanzo moderno e quindi mi piace legarlo a una certa forma di religiosità, è la tenacia della speranza che rende tutto possibile.

 

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Cigale  - incontro Garlini   |2009-05-31 23:37:04
Questi reportage/interviste sono tra le formule più belle che abbiamo
realizzato per il sito con questa associazione. E Aurora è, per usare un
aggettivo caro al nostro presentatore di questa serata,
"imprescindibile".
davide   |2009-06-02 10:47:15
è vero! e presto ci saranno altre novità...
Franco  - bluebirdtwice     |2009-06-02 15:52:58
Sono perfettamente d'accordo con Cigale.Complimenti sacrosanti per l'ottima
Aurora.Franco

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Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Luglio 2009 22:17