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Mag

2008

Intervista a Flavio Pagani
serate evento - interviste agli scrittori

Su Lapsus

    

    (data di inserimento: 6 maggio 2008)

     

    di Aurora dal Maso per [CaRtaCaNta©]laboratorio di materiali narrativi

 


Flavio Pagani nasce il torrido 13 luglio del 1967 nell'estremo sud (della Svizzera italiana). A due anni, dopo aver assistito allo sbarco di Neil Armstrong (e/o di Barbarella), azzarda lo scarabocchio di un cratere sul muro di casa: poi non trova più una mamma a fermarlo, per cui continua i suoi esperimenti (caco)grafici fino alla "maturità". Si innamora di una compagna di merende a 5 anni, poi di Salgari, dei soldatini e della maestra. Prosegue le sue sperimentazioni e infatuazioni con Ulisse, Verne, Garibaldi, Che Guevara, Woody Allen, Stefano Benni, Jane Fonda... ma siccome nessuno lo corrisponde, opta per personaggi sconosciuti (suoi amici e amiche) che tentano una vana resistenza. (Si) collauda perennemente nelle più svariate attività, tra cui: aiuto infermiere, lavapiatti, giardiniere, domatore alla scuola media, marito ufficioso, animatore per bambini, professore, cavia umana, insegnante d'italiano per stranieri, cinefilo, amante ufficiale, dogsitter...
E' (sopra)vissuto un quarto di secolo in Cantone Ticino, poi otto anni a Pavia e sei a Milano.

Perchè scrivi?
Scrivo nient’altro che per hobby, dato che non sono uno scrittore, ma solo un dilettante, che crea per diletto o per dilettare ricorre a quest’hobby. Anche se si tratta di un hobby particolare, persino “anormale”, ma più creativo di tanti hobby che vanno per la maggiore, (ma considerati “normali”), come fare shopping, leggere gossip o fare zapping. Ho cominciato prima a leggere e poi a scrivere per liberarmi da un peso… e continuo a farlo per questo, per una specie di “dieta dell’anima”. Ricorro alla scrittura e alla fantasia per recuperare leggerezza ed evadere dal mondo e dalla forza di gravità che domina la realtà… e volare senza ali, mantenendomi però nell’orbita terrestre. La mia non è una fuga fine a se stessa dalla realtà: come in un’odissea devo tornare. Perchè la scrittura non è nient’altro che un hobby, ma un po’ più creativo della filatelia, con tutto il rispetto che ho per i collezionisti. E ho conosciuto collezionisti davvero particolari: di abiti firmati, di scarpe, di swatch, di cremini, di bustine da zucchero, persino di Jaguar (jaguar vere con tanto di autosilo, vero!). Eppure tali collezionisti sono considerati più normali di chi ha l`hobby della scrittura, (almeno di chi non scrive solo un diario, ma anche racconti e favole).

Parlaci del tuo romanzo.
Il mio romanzo “Lapsus”, aveva una ampiezza ed una complessità almeno doppia, sia nelle sue dimensioni, che nel titolo, in origine “Lapsus di lupus in fabula”. Tale romanzo nasce per la necessità di evadere da una realtà dominata dai forti, dai “fighi”, dai furbi, dai pre-potenti: dai “lupus” insomma. Nella mia vita ho cercato di combattere contro tali “lupus”: nella società attraverso l’impegno in movimenti politici, o il volontariato in associazioni di vario genere (facendo il soccorritore per ambulanza o l’aiuto-muratore per gli Universitari Costruttori). Ho cercato di lottare contro tali “lupus” pure sul lavoro… che è molto pericoloso. Dopo aver verificato la scarsa utilità e la grande pericolosità della lotta contro tali “lupoidi”, spesso travestiti da angeli, ho trovato un’arma nella “fabula”, nel gioco e nei giochi di parole, uno dei quali non era presente per caso nel titolo originario.

Il personaggio principale è un favoliere, uno che vive inventando e raccontando favole, all’inizio attraverso delle marionette. Il protagonista, come me, è un piccolo uomo, immerso in una “giungla d’asfalto”, che con le sue piccole forze, armato della fabula, combatte non solo per sopravvivere, ma per vivere (o per recidere le fila dei prepotenti che lo vorrebbero ridurre a marionetta). Il personaggio principale, condannato all’anonimato, (come il Nessuno dell’Odissea) compie un delitto… e così si proietta in un giallo. Si tratta però di un giallo del tutto particolare. La cornice è costituita da un giallo, ma su di essa s’innestano le favole, raccontate dal favoliere o dalla sua donna, o da personaggi secondari come “il signore con la coppola” e pure le false favole propinate dai pre-potenti.

Il romanzo offre varie possibilità di lettura: ci si può concentrare sul filone principale costituito dal giallo del delitto compiuto dal favoliere e dalla vendetta che scatena… e dell’inseguimento tra l’assassino e il vicecommissario Bossettoni. Oppure si possono preferire filoni secondari, ma altrettanto importanti come quelli della favola, della satira, del viaggio, dell’odissea, della storia d’amore… Pure nella trama si può decidere di seguire la storia d`amore tra il protagonista e sua moglie Eva… o tra il favoliere e sua figlia Alice, o tra la moglie del favoliere e il suo amante o tra la figlia del favoliere e…

 

Hai un curriculum pazzesco, hai fatto decine di lavori. Pensi che sia necessario collezionare un buon numero di esperienze per scrivere, insomma bisogna vivere per raccontare?
I molti lavori sono dovuti alla mia curiosità, oltre che dalla necessità, dalla forza maggiore determinata dal fatto che sono un precario, uno dei tanti precari, che sbarcano il lunario, in tutto il mondo e che stanno diventando la maggioranza anche nel ricco Occidente. Scrivere è per me una necessità di vita, per cui ogni mia esperienza di vita (e non solo di lavoro) rafforza la mia anima e anima la mia scrittura. Penso che non ci si possa limitare a collezionare esperienze, ma che occorra viverle profondamente, sulla propria pelle, con molto cuore e pure molto fegato.

Per scrivere è importante secondo te non solo leggere, ma anche interessarsi ad altro (cinema, arte, musica)?
Per scrivere è per me essenziale interessarsi ad ogni forma d’arte che ci consenta di rivivere o rivitalizzare la realtà… e la capacità di raccontare la realtà. Mi appassiona ogni forma d’arte, in particolare, avendo una predilezione per le memoria visiva e per le storie, amo il cinema: ci vado in media due volte alla settimana e spesso nelle ferie, vado a festival del cinema dove divoro anche sei film al giorno.

Ho letto che nel 1997 hai vinto il trofeo Riil (“Riflessi di luce lunare”). Hai partecipato ad altri concorsi letterari? Li reputi una buona vetrina, un’occasione per farsi notare, per emergere?
Credo che sia molto difficile che tali concorsi offrano un’occasione per emergere, persino quando i racconti o i romanzi spediti sono letti davvero… e addirittura anche quando possono  essere vinti. La vincita di Riil (tra l’altro con una delle favole presenti in Lapsus) è stato per me importante, non per avere una vetrina… ma per incoraggiarmi a continuare a scrivere e creare, quando la maggior parte degli editori nemmeno leggeva l’incipit di quanto inviavo loro.

Il tuo romanzo è ambientato in una Milano detta anche „giungla d’asfalto“. Vivi ancora Milano? Che rapporto hai con la tua città?
La “giungla d’asfalto” la ritrovo ogni giorno anche in città apparentemente piccole, ma congestionate dal traffico, come Lugano o Como. Però a Milano, almeno per le sue dimensioni, traffico e giungla d’asfalto sono moltiplicate all’ennesima potenza. Con Milano, come per l’Italia, e pure con la Svizzera, ho un rapporto di amore-odio. Nel mio romanzo evidenzio gli aspetti negativi di Milano, ma se ci passo i fine settimana da una dozzina d’anni e ci ho vissuto sei anni e mezzo… è perchè in questa sorta di deserto di cemento vi ho rinvenuto molte oasi e personaggi forti come Tuareg. Ho conosciuto e ho la fortuna di conoscere milanesi che, nonostante la devastazione compiuta dal traffico o dalla speculazione edilizia, sono provvisti di una creatività, di una vitalità e di un senso dell’umorismo eccezionali (molto, ma molto più spiccati dei miei) senza i quali sarebbe impossibile sopravvivere nel deserto di cemento e nella giungla d’asfalto ambrosiana.

Hai un metodo di scrittura? Quali sono le tue influenze letterarie?

Amo i giochi di parole e vari autori, in particolare Salgari, Verne, Calvino, Benni, Pennac… ma non riesco a limitarmi ad un unico metodo o modello di scrittura. Lo stesso Calvino amava cambiare spesso genere e modalità di scrittura. Mi piace improvvisare, volare a cavalcioni di una penna come un’ape che si nutre di molti fiori, molto diversi tra loro. Sicuramente, quando scrivo non riesco a seguire uno schema o un modello prestabilito, perchè ciò ucciderebbe la mia creatività: seguo un mio ordine, che si definisce strada facendo, o volo facendo.

Com’è stato lavorare con I sognatori? 10. Come vedi il mondo editoriale?
Il mondo editoriale è sicuramente un deserto, dove le oasi sono soverchiate dalla giungla. La maggior parte degli editori nemmeno si degna di leggere l’incipit di quanto è inviato loro. Chi si degna di aprire il libro spedito, non apre il cuore o la mente, restando chiuso in schemi prestabiliti, molto commerciali, dove è in genere bandita l’originalità. La maggior parte di chi concede spazio agli esordienti si limita a fare con loro i tipografi e non gli editori, chiedendo per contro soldi, molti soldi: quelli più onesti si limitano a richiedere settecento euro, mentre vi sono squali che richiedono da tre ai seimila euro… e s’intascano pure il ricavato delle copie pagate dall’esordiente.

I sognatori sono una rarità: una vera oasi non infestata dalla giungla. Si presentano onestamente sul loro sito per quello che sono con i loro limiti di piccoli editori e le loro grandezze: ciò che promettono è vero. Si preoccupano di leggere davvero quando inviato e non solo. Lo leggono con passione preoccupandosi della qualità della forma e del contenuto. Con loro è possibile stabilire una relazione, onesta, critica ma vera, in cui c’è un autentico scambio, non solo letterario, ma anche umano.  

Stai già lavorando ad un altro romanzo?
In pratica l’ho già fatto. Con i ritagli della prima chilometrica versione di “Lapsus di lupus in fabula” ho già quasi interamente scritta la continuazione di questo primo romanzo. Ma non voglio cristallizzarmi in un solo genere letterario, pur originale e personale che sia, in particolare non voglio più, almeno per il prossimo romanzo, scrivere un’opera dove la fantasia abbia così tanta importanza.

Il prossimo romanzo, che ho già ben avviato e che vorrei pubblicare, è basato maggiormente sulla realtà, in particolare sulla realtà quotidiana di un precario: si basa molto di più su esperienze dirette che ho vissuto davvero e sui dialoghi, quasi come in una sceneggiatura.

Si tratta di un romanzo autobiografico erotico (pure auto-ironico ovviamente), ma siccome mi piace improvvisare, non è detto che tutto cambi in corso d’opera.

Ultimo libro letto? Ti è piaciuto?

    Ho letto “Terra” di Benni, di cui ho ancora apprezzato la capacità di cambiare genere, distinguendosi anche in una cornice fantascientifica. Gli ultimi romanzi e racconti letti sono stati i 4 libri pubblicati dai sognatori, molto diversi tra loro, ma tutti molto originali e appassionanti. Guarda caso, pure lì c’è un romanzo “benniano”, ma pure un giallo, (o meglio un noir), e pure una raccolta di racconti fiabeschi, come in “Lapsus”. L’ultimo libro letto è un saggio: “La scomparsa dei fatti“ di Travaglio. Ed ora sto ancora leggendo, forse per masochismo, il saggio “Milano da morire”.

     
Flavio Pagani interverrà a villa Lattes, Vicenza,
in occasione della presentazione della casa editrice I sognatori e le sue due ultime uscite editoriali, Altrove da me di Lucilla Galanti e Lapsus in presenza degli autori e dell'editore Aldo Moscatelli
il prossimo 30 maggio 2008 alle ore 20.30.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19