27

Ago

2008

Anche i playboy piangono-Claudia Zigliotto
corso scrittura - nascosto - esercizi dei partecipanti

Sulla base della traccia fornita durante il corso di scrittura creativa 2008, i partecipanti hanno elaborato i propri racconti. Racconto di Claudia Zigliotto. E' stato inserito anche l'editing del racconto.   

 

Mastella ha dato le dimissioni, il rettore della Sapienza ha annunciato un altro invito al Papa, Napoli è sommersa dall’immondizia.Nella nebulosa mente di Jason Marangon, studente universitario di Verona, tutti questi sono problemi che appartengono ad un’altra dimensione spazio temporale.

Nel suo microcosmo le priorità sono altre: diventare ubersexual. Declassato l’uomo metrosexual tutto lampade e cerette, ora è l’uomo finto trasandato ad essere in auge, parola di Men’s health, il periodico maschile più accreditato.

 

Questa sera c’è una festa da Federico, suo compagno di università, e non può diventare lo zimbello del gruppo. Ore 15.00: quattro ore di tempo per un restyling completo. Il piano di attacco prevede un salto dal parrucchiere per una spettinata di classe e un aggiornamento del guardaroba. L’importante è non farsi prendere dal panico. Ma Jason è uno stratega della moda e grazie alla velocità della sua TT rossa fiammante riesce a spostarsi alla rapidità della luce da un negozio all’altro. Ore 19.00: è ufficialmente un vero fashion man: Jeans strappati, barba incolta, scarpe finte usate da trecento euro: questa sera tutte le donne saranno ai suoi piedi. Nessuna sa resistere al suo fare misterioso che in realtà è una maschera alla sua totale mancanza di vivacità intellettiva.Arriva alla festa con un ritardo tattico, si dirige alla zona bar, prende uno spritz, eccita neuroni e comincia la serata. Ride e scherza con i suoi amici, fuma un paio di sigarette e poi si dirige verso la pista. Come un falco studia la situazione, è il momento della caccia, deve trovare il trofeo della serata perché sarebbe troppo umiliante tornare a casa a mani vuote.Il suo sguardo radar si sofferma su un volto nuovo: efelidi leggere, occhi color stoviglia e abbronzatura sbiadita. Di sicuro non bella ma con una Louis Vuitton al braccio e delle scarpe Prada tacco dodici; il suo fiuto non si può sbagliare, profuma di denaro.Dopo una breve indagine tra gli amici scopre di non essere in errore. Alice, così si chiama la ragazza, è figlia di un facoltoso imprenditore vinicolo della zona di Treviso.Scommette con i suoi amici che sarà sua e dal manuale del playboy individua la frase adatta alla situazione:” Ma dove ti sei nascosta tutto questo tempo?”. Lei sorride maliziosa, lusingata dai complimenti di un ragazzo tanto bello. Complici un paio di drink, dalle chiacchiere si cade in qualche bacio e il passo che li porta in una buia stradina di campagna è breve.Lui la accompagna a casa svogliato ma orgoglioso per il nuovo trofeo, deciso a chiudere la storia ancor prima di iniziare.I primi giorni della settimana di Jason sono scanditi dai soliti impegni esistenziali: palestra, aperitivi e playstation. La vita è proprio dura per alcuni.Ma le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Squilla il telefono, è un messaggino di Alice.“Ciao sono Alice, volevo solo avvisarti che sono in ospedale. Mononucleosi dicono. Credo sia infettiva. Beh, ci si sente”.M o n o n u c l e o s i. Comincia ad aprire tutti i cassetti della sua memoria alla ricerca di qualche dato in materia, ma l’indagine non frutta alcun risultato. La sua banca dati non può nemmeno fare ricorso all’etimologia della parola, sarebbe una missione impossibile.Ma un tarlo si è ormai insinuato nella sua mente e continua a rimbalzare dentro la sua testa: infettiva. La mononucleosi è infettiva e un semplice sillogismo si insinua in lui: la mononucleosi si può trasmettere attraverso la saliva, io ho baciato Alice, io posso avere la mononucleosi.Panico.Ora il suo problema è capire quali siano le conseguenze.Navigando in Internet scopre subito la prima definizione: “la mononucleosi è definita la malattia del bacio”. La situazione degenera. Jason comincia a sudare, le mani tremano, si toglie la giacca.Si guarda allo specchio alla ricerca di qualche segnale, qualche sintomo. “Quel puntino nero vicino l’occhio non c’era – pensa – sicuramente è un prova tangibile che qualcosa non va”.La paura si impossessa lentamente di lui. Sente dolori inesistenti e il pallore del suo viso è inquietante. Una malattia con un nome così difficile non può che avere risvolti tragici.Decide di reagire e così sale in macchina diretto in ospedale.In pochi minuti arriva e chiede subito di Alice. È nel reparto malattie infettive al quarto piano.Prima di andare da lei decide però di prepararsi, ferma un dottore e gli chiede informazioni sulla malattia. “Mi scusi se la disturbo – esordisce – una mia amica è ricoverata qui. Ha la mononucleosi. Ecco, mi sa dire cos’è?”.“La mononucleosi è una malattia infettiva acuta e contagiosa caratterizzata da una sindrome con angina, ingrossamento dei linfonodi e della milza che attesta un interessamento di tutto il sistema linfatico – risponde gentile il medico – è assai diffusa per il suo caratteristico andamento endemo-epidemico con trasmissione interumana aerogena, attraverso le microgoccioline di saliva”.Ecco, se Jason cercava un po’ di chiarezza ora aveva solo tanta nebbia in testa e sempre più paura.La sua vita comincia a scorrergli davanti come un film, ha ormai perso il controllo.Spinto da una rivoluzione interiore decide di andare dalla sua ex preda per starle vicino. Non avrebbe mai immaginato di provare un sentimento di pietà nei confronti di un’altra persona, ma ormai si sentiva troppo coinvolto per rimanere indifferente. Comico vedere quanto l’ignoranza e la superficialità rendano insormontabili le situazioni più banali. Comincia a salire le scale, con la faccia rassegnata di un condannato a morte. Aveva un solo rammarico: non aver abbinato i calzini alla maglia, metti caso che si dovesse sentire male e nel spogliarlo qualche dottore se ne accorgesse.Mancavano ancora trenta gradini e lui cercava di focalizzare il viso di Alice. Non si ricordava più neppure la sua faccia e li attendeva lo stesso destino, accomunati da una stessa malattia dal nome impronunziabile.Quarto piano: è arrivato il momento di affrontare la realtà.C’è un sacco di confusione davanti alla stanza di Alice, tutti ragazzi. La cosa è davvero strana, la ragazza deve avere un sacco di amici, pensa Jason.Si incammina intimidito e man mano che si avvicina scorge nei volti degli altri ragazzi il suo stesso sguardo perso, intimorito.Oltre ai volti comincia a sentire anche le voci, i discorsi. Tra tutti una frase: “La xe proprio una bronsa coerta”, dice uno in un dialettico sicuramente meno evocativo di quello di Meneghello.La situazione si delinea nella mente di Jason. Tutti quei ragazzi sono stati baciati da Alice e tutti sono terrorizzati. La ragazza non era proprio un angioletto e i suoi baci avevano rallegrato più labbra.Un medico prende le redini della situazione e a gran voce li rassicura: “Nessun pericolo ragazzi, Alice risula negativa a tutte le analisi, è stato un falso allarme”.Jason tira un sospiro di sollievo, pericolo scampato.Corre giù per scale facendo i gradini a due a due ridendo forte.Arrivato alla macchina chiama il suo amico Alberto: “Aperitivo da Lele?”.Felice si dirige dai suoi amici. Spegne i neuroni improvvisamente risvegliati. Per oggi avevano lavorato anche troppo, si meritavano un po’ di festa.   

 

Alcune considerazioni

 Nel complesso il racconto è ben congegnato: gioca sul tono dell’ironia. Io trovo che la prima parte sia più riuscita, briosa, ritmata, divertente, fino a quando i due finiscono la serata con un “incontro ravvicinato del terzo tipo” nella stradina di campagna. L‘utilizzo di termini trendy rende il pezzo più godibile al lettore. Con il colore celeste ti indico gli errori di grammatica, sintassi o di lessico: es.  nel primo periodo segnalato ci sono 3 volte i due punti: è grammaticalmente scorretto; poi “vicino l’occhio” è “vicino all’occhio”; ti ho sottolineato “aveva” perché inizi il periodo col presente indicativo; non puoi continuare con l’imperfetto, specie se la narrazione prosegue su quel tempo verbale e oggettivo (noi scopriamo e vediamo, al presente del racconto, ciò che Jason sperimenta); “impronunziabile” è un po’ arcaico, ancora ottocentesco: meglio “impronunciabile”; “dialettico”: va bene che sei una “filosofa” e per te è importante il confronto dialettico, ma qui il termine sta per “dialetto”. Comunque sia, errori lievi.Col grigio ti ho sottolineato “fare”: è bruttino; usa un sinonimo, es. “atteggiamento” o “modo di atteggiarsi” o equivalente.In giallo ti ho sottolineato aspetti dello stile che non funzionano secondo i criteri correnti della narrativa: attenta a intrometterti come autrice e dare dei giudizi di valore etico e morale. Il lettore deve essere libero di trarre le sue conclusioni, che tanto gli metti comunque in bocca. Sono giudizi del tutto gratuiti e superflui. Anche la frase finale potrebbe essere tolta: hai già detto tutto e potresti chiudere con “Spegne i neuroni… risvegliati”.  Il medico che prende le redini e dice ciò che dice è un po’ tirato per i capelli in quanto a verosimiglianza; per codice deontologico i medici sono tenuti a non divulgare a terzi informazioni sullo stato di salute di un loro assistito, e qui c’è quasi un comunicato stampa! Poi magari, nella realtà, certe volte sono leggeri ma è opinione comune che un medico non si comporterebbe così. Se lo fa tu, autrice, devi dargli una buona ragione e caratterizzarlo come personaggio. Qui il medico ha invece solo un carattere strumentale.

In verde invece la risposta del medico, che sembra copincollata direttamente dall’Enciclopedia Medica Larousse! Prova a pensare se, nel corso di un colloquio, per quanto sia uno specialista, una persona si esprimerebbe così, come “un libro stampato”. E’ un po’ forzato.


Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19